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"Non si nasce donne: lo si diventa con il tempo e la volontà"

(Simone de Beauvoir)

sabato 20 marzo 2010

campagna per il conferimento del premio nobel per la pace 2011 alle donne africane

Vi voglio parlare di una campagna che è stata lanciata con l'intento di far attribuire nel 2011 il Premio Nobel per la pace a tutte le donne africane. Un continente martoriato da guerre e malattie, povertà e ingiustizie, martoriato soprattutto dal fanatismo. Un continente martoriato dalla follia maschile che tutto distrugge. E l'unico germoglio di speranza per l'Africa sono le donne: con il loro coraggio, la loro capacità di portare vita e giustizia, la loro forza. Sono le donne che tengono vivo quel continente... perché sono loro a pagare il prezzo più alto, sono loro che hanno una vita più difficile lì, sono loro che si scontrano più spesso con discriminazioni, violenze, mutilazioni e morte e questo perché rappresentano la sola speranza! E sappiamo bene che la Speranza e ciò che viene più combattuto dalla follia maschile che si bea della sua brutalità. Ma le donne africane sono forti e non sono abituate ad arrendersi e lo dimostrano ogni giorno, nonostante le difficoltà, nonostante tutto. Per questa ragione, il conferimento del Premio Nobel è doveroso per queste donne! Per questo è doveroso, attraverso questo premio, riconoscere la verità innegabile che se ci sarà un futuro per quel continente e per il mondo intero sarà solo grazie alle donne.



L'Africa cammina con i piedi delle donne. Abituate da sempre a fare i conti con la quotidianità della vita e con la sfida della sopravvivenza, ogni giorno centinaia di migliaia di donne africane percorrono le strade del continente alla ricerca di una pace durevole e di una vita dignitosa. Gran parte di loro fanno fino a 10-20 chilometri per portare l'acqua alla famiglia. Poi vanno, sempre a piedi, al mercato, dove, per tutta la giornata vendono quel po' che hanno, per portare la sera a casa il necessario per nutrire i propri figli. Riproducendo così ogni giorno il miracolo della sopravvivenza. Pullulano di donne i mercati delle città africane. In un arcobaleno di colori, dove insieme con i beni di scambio, si incontra la gioia di vivere e il calore della convivialità. Spesso sulle loro spalle i figli che ancora non camminano. Oppure attorno ad esse la corsa e il rumore dei bambini, la cui cura è completamente affidata a loro. A volte, anche se non sono figli loro. Perché nell'Africa delle guerre e delle malattie, le donne sanno accogliere, nella propria famiglia, i piccoli rimasti orfani.
Sono in maggioranza le donne a lavorare i campi in una terra che quasi mai appartiene a loro, solo perché donne. Ad esse che controllano il 70% della produzione agricola, che producono l'80% dei beni di consumo e assicurano il 90% della loro commercializzazione, è quasi sempre impedito di possedere un pezzo di terra.
Sono decine di migliaia le piccole imprese che le donne africane hanno organizzato attraverso il microcredito, in tutti i settori dell'economia: dall'agricoltura, al commercio, alla piccola industria. Sono migliaia, forse decine di migliaia, le organizzazioni di donne impegnate nella politica, nelle problematiche sociali, nella salute, nella costruzione della pace. E sono le donne quelle che con più coerenza, assicurano, nell'Africa troppo spesso segnata dal malgoverno e dalla corruzione, la speranza del cambiamento e della democrazia.
Sono le donne africane che, in condizioni quasi impossibili a causa del maschilismo, della poligamia, del disinteresse o dell'assenza degli uomini, continuano a difendere e a nutrire la vita dei loro figli; a lottare contro le mutilazioni genitali, a curare i più deboli e indifesi.
Sono le donne africane che, di fronte alla prevaricazioni del potere, sanno alzarsi in piedi per difendere i diritti calpestati.
Dentro al dramma della guerra soffrono le pene dei padri, dei fratelli, dei mariti e dei figli votati al massacro. Di strappare bambine e bambini costretti a fare i soldati e ad ammazzare. Per loro poi, per i loro corpi e le loro persone, se vengono risparmiate dalla morte, spesso è pronta la peggiore delle violenze, che salva forse la vita, ma colpisce per sempre l'anima.
Le donne sono la spina dorsale che sorregge l'Africa. In tutti i settori della vita: dalla cura della casa e dell'infanzia, all'economia, alla politica, all'arte, alla cultura, all'impegno ambientale.
Per questo, in Africa non è pensabile alcun futuro umano, senza la loro partecipazione attiva e responsabile. Senza l'oggi delle donne non ci sarebbe nessun domani per l'Africa.
Certo è induscutibile il progresso che le donne africane hanno compiuto nella vita politica, economica e culturale a tutti i livelli. Ma ciò non rappresenta che una goccia nell'oceano nella valorizzazione delle loro capacità e del loro impegno.
Per questo vogliamo lanciare una campagna internazionale. Perché sia formalmente e ufficialmente riconosciuto questo loro ruolo, troppo spesso dimenticato. In questo nostro mondo, segnato da una crisi che non è solo economica, ma anche umana, le donne africane, con il loro umile protagonismo, possono indicare un percorso nuovo per ricostrire su basi più giuste e più umane la convivenza. Possono divenire un investimento per il presente e il futuro non solo dell'Africa ma del mondo intero.
Sia la comunità internazionale a trovare le giuste forme, anche attraverso l'attribuzione alla Donna Africana del Premio Nobel per la pace nell'anno 2011, per far conoscere, valorizzare e proporre come esempio il suo impegno tanto importante per la crescita umana dell'Africa e del mondo.

1 commenti:

Clelia ha detto...

Del tuo post mi e' rimasta inpressa una frase : l'africa cammina con i piedi delle donne. Una frase che da sola meriterebbe un grande plauso.

Anche io sostengo che le donne africane per il loro coraggio dovrebbero ricevere il nobel per la pace!

Complimentissimi per il post

Clelia