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"Non si nasce donne: lo si diventa con il tempo e la volontà"

(Simone de Beauvoir)

sabato 6 marzo 2010

8 marzo, non solo mimose...

Con l'approssimarsi dell'8 marzo mimose e cioccolatini vengono rispolverati come doni ideali per celebrare la femminilità e l'esser donna. Benissimo.
Ma esser donna NON è solo questo. E' anche altro.
Soprattutto altro.
L'8 marzo è la festa della consapevolezza di esser donna da parte delle donne... ma soprattutto da parte degli uomini. Eh, già. E' una ricorrenza che deve rammentare quanto ancora i diritti sacrosanti delle donne vengano violati sistematicamente dagli uomini, quanto la violenza e la sopraffazione siano ancora diffusi, quanto i pregiudizi e le discriminazioni siano la norma, quanto sia lunga e impervia la strada verso la parità di trattamento. Perciò la festa della donna, aldilà di mimose o spogliarelli al maschile, deve essere un punto di partenza verso la consapevolezza, verso ciò che deve essere fatto per migliorare la condizione di tutte le donne, in definitiva per migliorare la società.
Non dimentichiamo che aldilà dei nostri cioccolatini e mimose, lì fuori è pieno di donne che soffrono il fatto di essere donne, i cui diritti vengono calpestati, la cui natura viene derisa e offesa. Non bisogna andare molto lontano per vedere questa triste realtà, è dietro l'angolo...
Quindi, ripeto, invece di regalare ninnoli inutili, cerchiamo di migliorare come esseri umani affinché si possa aiutare chi ne ha bisogno.
Di seguito vi riporto una lettera aperta che la scrittrice albanese Elvira Dones ha rivolto a Berlusconi in merito alla battuta pronunciata dal premier in Albania qualche settimana fa circa "le belle ragazze albanesi" che possono essere accolte in Italia. La lettera in questione è un'amara testimonianza di quanto la vita "delle belle ragazze albanesi" sia spesso un incubo fatto di soprusi e violenze e di quanto poco ci sia da scherzare.





"Egregio Signor Presidente del Consiglio, le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me molto care: "le belle ragazze albanesi". Mentre il premier del mio Paese d'origine, Sali Berisha, confermava l'impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che "per chi porta belle ragazze possiamo fare un'eccezione." Io quelle "belle ragazze" le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate. A "Stella" i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede. Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri. E' solo allora - tre anni più tardi - che le incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco, o per sfizio. Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un rifiuto della società, non s'innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna. Quel puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell'uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l'utero.
Sulle "belle ragazze" scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo Sole bruciato. Anni più tardi girai un documentario per la tivù svizzera: andai in cerca di un'altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi. Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato. E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. Lui continua a sperare, sogna il miracolo. E' una storia lunga, Presidente... Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei. Ma l'avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio.
In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche righe gliele dovevo. In questi vent'anni di difficile transizione l'Albania s'è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta. L'Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni gratuite. Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci.
***
Elvira Dones, scrittrice-giornalista.
Nata a Durazzo nel 1960, si è laureata in Lettere Albanesi e Inglesi all'Università di Tirana. Emigrata dal suo Paese prima della caduta del Muro di Berlino, dal 1988 al 2004 ha vissuto e lavorato in Svizzera. Attualmente risiede negli Stati Uniti, dove alla narrativa alterna il lavoro di giornalista e sceneggiatrice. (fonte)

6 commenti:

Le Favà ha detto...

Come ogni hanno. Premesse e promesse. E poi? Sempre le stesse cose.

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

Una giornata che deve sempre servire a riflettere. Ma magari sarebbe il caso che anche gli altri giorni le donne riuscissero a portare certe problematiche in Parlamento. Ma purtroppo a nessuno in quei luoghi interessa delle donne; anzi a nessuno interessa dellagente in quei luoghi.

Lunga ha detto...

Io sono notoriamente pessimista, ma penso che dietro alla festa della donna stia un enorme paradosso. Ovvero che se realmente si giungesse a ricordare il valore della donna, allora non ci sarebbe più bisogno di una festa a ricordarlo...

Federica ha detto...

la festa delle donne non mi piace e non l'ho mai festeggiata proprio perchè oggi come oggi QUI (lasciamo perdere in paesi che ci sembrano lontani) non c'è nula da festeggare: sopratutto vedo talmente tanti regressi nella mentalità delle donne stesse che non mi pare proprio il caso!

quando ho sentito l'ennesima "battuta" di Berlusconi ho proprio pensato alle tante rgazze come Elvira...

katiu ha detto...

Odio la festa della donna, perchè non ha nulla della festa.

Le donne ed i ns diritti andrebbero ricordati ogni giorno, non solo domani.

Andromaca ha detto...

L'ultima battuta di Silvio mi mancava... Dio mio, con queste teste come possono essere tutelate le donne...