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"Non si nasce donne: lo si diventa con il tempo e la volontà"

(Simone de Beauvoir)

lunedì 30 marzo 2009

franca viola, una delle mie eroine

Finalmente l'agognato post su Franca Viola! Erano mesi che avevo in mente di farlo, ma per una cosa o per un'altra continuavo a rimandare; ma ora ecco qui. Per chiunque di voi non sappia chi sia Franca Viola, beh, consiglio di leggere attentamente questo post. La storia di una ragazzina, di una donna speciale.




Iniziamo con questo frammento tratto da StoriaProibita.it.
(...) ed accaduta a una giovane di 18 anni possa essere ricordata per anni e diventare anzi l’alba di un nuovo atteggiamento delle donne verso leggi retrive e assurde.
Ammesso per legge il matrimonio riparatore (art.544), considerata la violenza sessuale un oltraggio alla morale e non alla persona, è chiaro che
Franca Viola, 18 anni, residente a Alcamo, non possa desiderare altro che sposarsi dopo essere stata rapita e tenuta nascosta per otto giorni da un guappo del paese, tale Filippo Melodia.
Il giovane infatti, respinto dalla ragazza, ha una bella pensata: la rapisco, la violento e poi la sposo (magari mi faccio aiutare da 12 amici caso mai dovesse ribellarsi). E anche se lei dovesse opporsi, il padre acconsentirà, ne va dell’onore di una famiglia.
Ma le cose non vanno proprio così, e forse una “questione privata”, per dirla con il titolo di un libro di Fenoglio uscito proprio quell’anno, diventa una questione pubblica che più pubblica non si può.
Il padre finge di acconsentire alle nozze e concorda, con i Carabinieri di Alcamo, una trappola: quando il Melodia scende in paese attorniato dai suoi ‘bravi’ e con la donna al seguito, scatta la trappola: ad attenderli c’è il padre con i Carabinieri. Filippo Melodia viene condannato a 11 anni di carcere ridotti poi a 10.
Nel 1968 Franca Viola sposerà, adesso sì per scelta, il giovane Giuseppe Ruisi. Melodia invece, uscito dal carcere nel 1976, finirà assai male: il 13 aprile del 1978 si ‘scontra’ con una lupara e muore.
Nel 1970 anche il cinema onorò Franca Viola e il regista Damiano Damiani girò con Ornella Muti il film
La sposa più bella.
***
Vi propongo anche questo articolo, di qualche anno fa, in cui Franca era tornata a parlare della sua vicenda, dopo molto tempo dai fatti.
Rifiuto il matrimonio dopo lo stupro
Franca Viola: "Fu una scelta normale"
Nel 1965 l'allora diciottenne ragazzina fu violentata ad Alcamo da un mafioso della zona. Per evitargli la condanna, come previsto dalle legge 544, avrebbe dovuto sposarlo. E invece lei si rifiutò. In molte imitarono la sua scelta, fino a quando, nel 1981, l'articolo del Codice penale fu abolito. L'eroina trascorse però una vita lontana dai media e nell'assoluto anonimato. Quaranta anni dopo, torna a parlare raccontando la sua vicenda e commentando i risvolti. Ai giovani d'oggi dice: "Per ogni decisione seguite il vostro cuore".
La storia dell'umanità è fatta di piccoli e grandi cambiamenti. Sono gli uomini a provocarli, con le loro scelte, le loro decisioni. Una di queste, nel 1965, stravolse per sempre il volto della Sicilia, generando un terremoto sociale che portò, 26 anni dopo, all'abrogazione di un articolo di legge: il 544 del Codice penale.
Siamo ad Alcamo, in provincia di Trapani. Franca Viola, una ragazza appena diciottenne, viene rapita e violentata da un mafioso della zona. Un fatto che, a quel tempo, non era considerato "grave": bastava infatti sposare lo stupratore per estinguere il reato, secondo la legge 544. E invece lei, la protagonista di questa commovente storia, ebbe la forza e il coraggio di dire per la prima volta no, divenendo per tutti il simbolo di una rinascita della condizione femminile. Denunciò il suo aggressore e i suoi complici e li fece arrestare, venendo così meno al matrimonio riparatore.
Da allora sono passati quarant'anni, che Franca ha trascorso nel silenzio e nel più assoluto anonimato. Così la donna, oggi 58 anni, torna a parlare spiegando la sua scelta: "Per me quella vicenda rappresentò una vera e propria disgrazia - dice - ho dovuto attraversare momenti tristi, di sofferenza, è stata un'esperienza decisamente negativa". Tuttavia, la sua vicenda la trasformò ben presto in un eroina, senza però che lei se ne rendesse probabilmente conto. "Ritenni quel gesto non un atto di grande coraggio - spiega - ma una normale scelta dettata dal cuore. Feci quello che mi sentivo di fare - continua - furono i media, in seguito, a rendere la vicenda un evento storico". Franca Viola entrò ben presto nell'immaginario collettivo come "la donna che rifiutò il matrimonio riparatore", simbolo di un'epoca e di una società che non tutelavano per niente la condizione femminile. Nonostante tutto, però, non tutti elogiarono quella "scelta".
"La gente parla sempre a sproposito, nel bene o nel male - prosegue nel suo racconto - dicevano che mi vendevo le interviste ai giornali per soldi, mi mortificavano con le loro false affermazioni". Ma lei, Franca, ormai aveva fatto la sua scelta, che di lì a poco avrebbe provocato un terremoto sociale di grande rilievo. "Ero contenta quando sentivo di altre ragazze che si erano salvate facendo la mia stessa scelta, mi faceva piacere sapere che, anche se indirettamente, ero stata io ad aiutarle. Quella legge era evidentemente ingiusta e andava cambiata - commenta - c'è sempre una prima volta, e io fui quella che diede inizio al cambiamento". Il cinque agosto del 1981, infatti, l'articolo 1 della legge 442 abolì la possibilità di cancellare con un matrimonio una precedente violenza sessuale. Per Franca Viola, intanto, aveva avuto inizio un'altra vita.
"Mi sposai e decisi di condurre una vita dedita alla normalità, lontana dai riflettori. Abitai tre anni a Monreale, dove mio marito lavorava, per poi trasferirmi di nuovo ad Alcamo quando ottenne il trasferimento. Abbiamo due figli, uno studia Scienze naturali e l'altro lavora come commercialista. Con loro non abbiamo mai affrontato a pieno la questione, sanno già tutto dagli altri, che mi descrivono sempre come una donna molto coraggiosa". Chissà come sarà cambiato ai suoi occhi il mondo dei giovani. "Oggi i giovani sembrano non voler ascoltare i suggerimenti di nessuno - dice - fanno tutto di testa loro. Il consiglio che voglio dare è di stare sempre attenti, ma di prendere ogni decisione seguendo sempre il proprio cuore. I ragazzi del comitato di Addiopizzo, ad esempio, o delle lotte antiracket, sono molto coraggiosi, li ammiro per quello che fanno".
Quarantanni dopo, Franca Viola tira le somme alla luce di un'esperienza che l'ha accompagnata e segnata per tutta la vita. "Mi sono sempre sentita molto serena, come se non fosse mai accaduto niente. Guardo a quei giorni - confessa - come se avessi seguito bene e da vicino la cronaca che ha visto coinvolta un'altra persona. Per me non è stato facile allora riprendere la vita di tutti i giorni, ma quella scelta fu decisiva. Semplicemente non volevo sposarmi con un uomo che non amavo e preferivo restare tutta la vita da sola piuttosto che farlo". Una cosa che, forse, solo oggi appare come normale, ma che allora rappresentò un vero e proprio scandalo.
Franca Viola avrebbe potuto cavalcare l'onda di quel gesto, sfruttare la sua fama, ma non lo fece e si ritirò a vita privata. "Chissà, mi sarebbe piaciuto attivarmi nel sociale, forse non sono mai capitate le occasioni giuste". Quindi arriva il saluto finale, prima di ritornare alla propria vita, quella di sempre, che "la donna che rifiutò il matrimonio riparatore" usa definire "normale".
Riccardo Vescovo (17 gennaio 2006)
***
Ricapitoliamo. C'è stato un tempo, nemmeno troppo tempo addietro, in cui rapire e violentare non era un fatto grave (giacché, semmai, questo atto offendeva la morale - immorale della gente - e non la persona...) e se il cane che si macchiava di tale delitto, poi, SPOSAVA la vittima... automaticamente il reato veniva annullato. Come una toppa! Compi un crimine orribile, in seguito rimedi con il matrimonio e tutto si sistemava. Certo. Niente di strano, dal momento che l'abominio è così solito nella natura di certi individui, se non fosse che la legge e lo Stato avallavano questa toppa! Il cane sposava la vittima e la "giustizia" applaudiva soddisfatta: TUTTO E' BENE QUEL CHE FINISCE BENE. Per quante povere ragazze è stato così? Quante donne hanno dovuto subire il danno e la beffa di un sistema di uomini, controllato da uomini, gestito da uomini, traviato da uomini? Quante? Ciò è continuato per lungo tempo. Tale legge, oltre ad essere moralmente immorale, era quasi un impulso a delinquere, senza il quasi, era un impulso per qualunque malintenzionato ad agire: consapevole com'era che non solo avrebbe avuto la donna che desiderava, ma non sarebbe nemmeno incorso nell'ira della Giustizia... che anzi offriva la donna su un piatto d'argento. Grazie anche al ricatto morale dato dalla situazione disonorevole in cui precipitava la vittima: chi mai avrebbe sposato una donna oltraggiata da un altro uomo, se non lo faceva il colpevole? Perciò, era più che ovvio che la ragazza sarebbe stata costretta a sposare il suo aguzzino per paura di non avere altro sbocco, altro futuro, per paura dei pettegolezzi della gente e spinta dalla famiglia preoccupata di mettere la sua bella toppa alla faccenda. Tutti contenti: il cane, la famiglia, la gente, la (im)morale. Tutti... tranne la ragazza. Ma in fondo, si trattava solo di donne... cosa importava di loro, dei loro sentimenti, della loro volontà? Per farla breve, allora, bastava convolare a giuste nozze col cane e tutto si sistemava.
Questo, almeno finché non è arrivata Franca Viola a rovinare la festa! A rovinarla ai cani, ai giudici... "Io non lo sposo" ha detto e questo ha cambiato tutto. Ha messo in moto un meccanismo inarrestabile che ha messo fine a tale vergogna legale. Ha messo fine alla strumentalizzazione, ancora una volta, della donna da parte dell'indegno (e lo ripeto mille volte!) sistema maschile! La festa è finita. Franca si è rifiutata di essere complice di tale perverso meccanismo, ha rotto il sistema e ha rivendicato il sacrosanto diritto di scegliere lei il proprio destino; sposando, poi, un uomo che amava davvero e che l'ha amata a sua volta senza rimanere intrappolato nella storia del "disonore" e stronzate simili. Noi donne che siamo venute in seguito dobbiamo inchinarci a Franca, al suo gesto, al suo coraggio. Se oggi abbiamo conquistato un minimo di dignità e voce in capitolo è grazie a donne come Franca. Ora che conoscete questa storia, non dimenticate mai questo nome, Franca Viola, è il simbolo del risveglio dopo una notte troppo buia durata troppo, troppo tempo.
Prima di concludere, fate caso a questo dato: la legge del matrimonio riparatore è stata eliminata nell'agosto del 1981. Meno di 28 anni fa. Non parliamo di secoli, ma di soli 28 anni. Io ne ho 24. Nello stesso anno, 1981, fu abrogato anche il delitto d'onore... sì, avete capito bene: la legge fino a poco tempo fa prevedeva anche il delitto d'onore...

sabato 28 marzo 2009

earth hour: un'ora al buio per riflettere!


Oggi si celebra l'Earth Hour: un'ora a luci spente! Per sapere dell'iniziativa leggere qui, qui, qui, qui e qui.

giovedì 26 marzo 2009

l'amore ai tempi in cui non c'era la legge 194

Prima di leggere la testimonianza che vi riporto di seguito, trovata nel sito di Saverio Tommasi, una testimonianza vera, vi riporto un dato emblematico relativamente alla 194. Dunque, prima della legge gli aborti in Italia si aggiravano attorno ai 350 mila ogni anno, dopo l'introduzione della legge le stime parlano di 20 mila (di cui il 90% al sud dove il lavoro femminile è maggiormente precario). Bene, traete voi le dovute conclusioni: perché se ve le indico io... pare che lo dico perché sono la solita faziosa! Ma questi dati parlano chiaro e hanno il potere di zittire all'istante qualsiasi bacchettone. Ritengo soltanto che sia importante riflettere, riflettere su quanto una buona regolamentazione, su quanto una norma chiara possa evitare tante tragedie.





Giovanna Bartolozzi nel 1965 subì un aborto clandestino. Il testo del racconto, scritto in prima persona da Giovanna, è letto da Maria Pia Passigli. Il video si trova in ABORTO CLANDESTINO
Questo il testo del racconto/lettura:
Nel 1965 ero sposata da 6 anni e avevo 2 figli, iI secondo non era stato voluto, era stato concepito affidandosi al metodo Ogino-Knaus, dal nome di due ginecologi secondo i quali, per evitare gravidanze indesiderate bastava contare i giorni del ciclo e farlo solo in certi momenti del mese. Come si vede non era un metodo molto attendibile.
Accettammo comunque di buon grado questa nuova gravidanza ma tirare su due figli non era facile. Ci rendemmo conto che, anche se non ci piaceva, dovevamo affrontare il problema con il preservativo, e così facemmo. Passarono alcuni mesi, sfortunatamente una volta ci accorgemmo che il preservativo si era rotto. Mi prese una grande inquietudine, mio marito cercava di sdrammatizzare. Passarono i giorni e il mestruo non arrivava, il secondo mese ero certa di essere incinta. Non potevamo tenere anche questo figlio e si decise che dovevo abortire, non avendo denari per affidarci a un medico compiacente si dovette ricorrere a una ostetrica senza scrupoli, ci informammo con cautela, la cosa non era facile, si rischiava l’arresto, tutto era fatto in sordina, non ci rendevamo conto dei rischi che potevo correre e che sarei potuta morire. Ci dettero il nome di un’ostetrica compiacente che sarebbe venuta in casa e fissammo il giorno.
Quella che vi leggerò è la testimonianza scritta un anno dopo l’aborto clandestino. Ho la scena impressa dentro di me, rivedo il tavolo di cucina coperto da un telo bianco, la donna che chiacchierando del più e del meno fa bollire dell’acqua con scaglie di sapone dentro, mentre l’acqua si raffredda, mi racconta la sua squallida vita, aveva fatto non so quanti aborti, anche a se stessa, nel frattempo mi dice di sdraiarmi sul tavolo a gambe divaricate, introduce una cannula con una grande pera di gomma che spinge con forza su per la vagina, inizia a iniettarmi l’acqua saponosa, ogni tanto deve riempirla e di nuovo su, il cuore mi batte a mille, guardo in alto e vedo gli alberi dalla finestra.
Comincio a sentire tanto dolore, mi dice di stare zitta e mi dà un fazzoletto da stringere tra i denti, continua così non so per quanto tempo, sento le lacrime che scorrono ai lati del viso. Mi faccio forza. Finisce. Mentre mi vesto mi raccomanda il silenzio, se dovesse succedere un’emorragia devo correre in ospedale con una scusa qualsiasi, non coinvolgerla in nessun modo e se ne va. Rimetto a posto la cucina. Sono stordita. Ho il corpo dolorante. Vado in camera, mi distendo sul letto, sono piena di paura. Sono sola, mio marito ha portato i bimbi da sua madre però ancora non è tornato, il mio corpo comincia ad avere dolori sempre più forti, ho freddo, passano le ore e lui non è tornato, un dolore più forte mi spinge in bagno, mi siedo sul bidè e vedo uscire un grumo rosso e tanto sangue, mi tampono e vado sul letto esausta, il sangue continua a scorrere, sono sempre sola. Dopo un po’ sento la porta aprirsi e lui entra, mi guarda e non dice niente. Lo stress mi fa ammalare, sono depressa e non ho nessuno per sfogarmi.
Giovanna Bartolozzi
Sapete qual è la cosa che più m'impressiona di tale testimonianza?? L'indifferenza del marito che, al rientro a casa, tratta la moglie con freddezza... quasi come se tutta quella faccenda non lo riguardasse, quasi come se non fosse anche affare suo. Come se la moglie, la donna debba sbrigarsela da sola... giacché quello è un "problema" soltanto suo.
Ed è proprio questa indifferenza a spaventarmi.
E a farmi incazzare: perché è lo specchio di una società, di un sistema, di un mondo ipocrita e bacchettone che NON deve tornare MAI PIU'.

lunedì 9 marzo 2009

post 9 marzo: post-chiacchiere istituzionali

Sapete qual è il mio personale pensiero relativamente alle conquiste delle donne verificatesi nel corso del Novecento?? Il punto è che io non sono tanto soddisfatta per le conquiste… quanto incazzata per TUTTI i secoli di discriminazioni… discriminazioni volute, pensate e attuate dagli uomini sulla base di cosa?? COSA ha legittimato, nei secoli dei secoli, tale discriminazione?? Chi diavolo l’ha detto che gli uomini erano migliori delle donne e che quindi, proprio per tale presunta superiorità, avevano diritto, tutto il diritto a discriminarle, opprimerle, precludere loro ciò che agli uomini è sempre stato concesso?? Chi l’ha stabilito questo? Appunto. Le conquiste registrate dalle donne fin qui sono nulla… Dal momento che io sono a tutt’oggi incazzata per quei famosi secoli di discriminazioni… In qualche modo dovranno essere scontati, risarciti questi secoli. Prima che mi passi l’incazzamento.
Vediamo un po', aldilà di mimose, discorsi istituzionali, buoni propositi della politica e sciocchi programmi televisivi celebrativi qual è la vera faccia della condizione delle donne qui in Italia. Vi riporto un articolo molto emblematico di Repubblica: 'Violenze, sei anni per avere giustizia - "Così le donne pagano due volte"' di Anais Ginori.




ROMA - "Il processo alla donna è una prassi costante. La vera imputata è la donna, perché solo se la donna viene trasformata in un'imputata si ottiene che non si facciano denunce per violenza carnale". Sono passati trent'anni da quando Tina Lagostena Bassi parlò così in un'aula di tribunale, tredici anni da quando una legge - la n.66 del 15 febbraio 1996 - ha trasformato lo stupro da reato contro la morale pubblica a reato contro la persona, prevista una pena fino a dodici anni. Eppure poche, pochissime donne violentate si rivolgono all'avvocato. Solo il 4% presenta una denuncia. La metà, il 53%, non lo racconterà mai a nessuno.
Vince il silenzio. Per paura, per vergogna. I processi per stupro continuano a essere molto inferiori ai reati constatati dalla polizia. "Arrivano in lacrime. Poi si asciugano il viso, riflettono. "Lasciamo stare, non fa niente". E tutto finisce così". Maria Di Sciullo lavora da vent'anni nella squadra legale di Telefono Rosa. "La legge italiana prevede in pochi casi il procedimento d'ufficio: è la donna che deve sporgere querela. Sempre la vittima che deve assumersi i costi dell'accusa".
Secondo piano, scala B, palazzo umbertino del quartiere Prati. Nato nel 1988 come "esperimento", il primo centralino di ascolto per le vittime di violenze non ha mai smesso di funzionare. Milleottocento chiamate l'anno scorso, ogni tre giorni viene raccolta una denuncia di stupro. Di sovvenzioni pubbliche neanche a parlarne. L'ultima Finanziaria ha anzi tagliato 20 milioni previsti per i centri antiviolenza. "Il patrocinio gratuito delle vittime che promette il governo non cambierà nulla" precisa subito Di Sciullo.
"Le donne violentate avranno lo stesso diritto riconosciuto agli sfrattati, e poi? Lo Stato non finanzia l'apposito fondo". L'avvocato di Telefono Rosa è una donna piccola, testa di ricci neri, qualche vistoso gioiello d'oro. Non sorride quasi mai. Da questo osservatorio la certezza della pena invocata dalla politica appare una battuta estemporanea. "Passano 65 mesi per ottenere una sentenza definitiva: cinque anni almeno per vedere uno stupratore condannato. La custodia cautelare obbligatoria è una buona misura. Purché i magistrati si impegnino a convocare le udienze entro la decorrenza dei termini. Spesso accade il contrario".
L'idea di sedersi un giorno indefinito davanti a un giudice che chiederà "Signorina, ci ricordi i fatti" spaventa sempre. L'urgenza è dimenticare. Un calvario giuridico senza garanzie: la possibilità di proscioglimento dell'imputato resta alta. "Sono fondamentali le prime ore per la raccolta delle prove. La vittima deve resistere all'impulso di lavarsi subito".
Soltanto pochi ospedali prevedono automaticamente tampone vaginale, prelievo del liquido seminale, fotografia delle lesioni. Dieci anni fa, Telefono Rosa difese quattro ragazze violentate nel parco di Villa Borghese. "Riuscimmo ad incastrare l'aggressore soltanto grazie alla prontezza di una delle vittime, che aveva tenuto gli indumenti strappati e guidato i poliziotti. È capitato anche - ricorda l'avvocato - di vedere una donna arrivare con la mutandina insanguinata sigillata in una busta, ma era una turista americana".
La sensazione è che le vittime siano sempre sole. Che si sia fatta tanta strada senza allontanarsi molto. ""Era consenziente" continua a essere la difesa più classica dell'imputato" racconta Di Sciullo. Nei casi di violenze sessuali compiute da partner (6 su 10), pesa ancora la discrezionalità del giudice. "Non trattandosi di estranei bisogna interpretare l'effettiva volontà della donna". Nei corridoi di Telefono Rosa giocano bambini, aspettano le mamme. "Ci sono ancora molti ostacoli legali e culturali da superare" spiega la penalista.
"Recentemente un magistrato ha sostenuto che infilare la mano in una scollatura è un "corteggiamento maldestro". È capitato a me. Ma questo è dovuto anche al fatto che in Italia non esiste ancora il reato di molestie sessuali: le pare possibile?". Corteggiamento. Maldestro. La strada da fare è ancora tanta. (fonte: Repubblica)
E non è ancora finita! Ecco i dati diramati dal Viminale: sei stupri su dieci sono ad opera di italiani.
Più di sei violenze sessuali su 10 sono compiute da italiani. E' il dato rilasciato dal Viminale durante un convegno dedicato alla violenza sulle donne, che si è tenuto a Roma. Il ministero dell'Interno ha reso noto che gli autori di stupro sono di nazionalità italiana nel 60,9% casi. Solo il 7,8% dei violentatori, invece, è romeno, mentre il 6,3% è marocchino. Il ministero precisa poi che le vittime sono donne nella gran parte dei casi (85,3%). Nel 68,9% sono di nazionalità italiana.
I numeri sono nazionali, ma ci sono anche dati relativi alle singole zone e città. "Vicino Roma il dato cambia", ha sottolineato il capo di gabinetto delle Pari opportunità, Simonetta Matone. Rimane la prevalenza degli italiani, ma nei dintorni della capitale la percentuale scende "al 48%", mentre quella dei romeni "sale al 28%".
Dalle informazioni a disposizione del Viminale si evidenzia anche che a Milano, ad esempio, le violenze sessuali sono diminuite nel triennio 2006-2008: si passa dai 526 episodi del 2006 ai 480 del 2008. Anche qui però prevalgono gli italiani tra gli autori del reato: nel 41% dei casi denunciati il responsabile è cittadino italiano, nell'11% romeno, nell'8% egiziano e nel 7% marocchino. (fonte: Affari Italiani).
E allora? La vera festa della donna inizia oggi: giacché dal 9 marzo al 7 marzo dell'anno successivo conta agire in aiuto delle donne! Non crederanno di certo che un mazzetto di mimose sia sufficiente a mettere a tacere la realtà fatta di violenze, discriminazioni e mancanza di tutela cui le donne vanno incontro?? Cosa pensano di mettersi a posto la coscienza con due chiacchiere istituzionali e poi chi s'è visto s'è visto?? Con la giustizia che ci mette secoli per fare il suo corso, donne abbandonate a se stesse e uomini che, come la metti la metti, la fanno SEMPRE franca e vengono SEMPRE giustificati! Sempre.
Non so quanti di voi hanno visto il tg1 delle 20,00. Se l'avete visto forse potete intuire già da subito il motivo della mia indignazione. In prima serata, davanti milioni di telespettatori e donne... hanno intervistato uno "stupratore pentito". Analizziamo, che cosa significa "stupratore pentito"?? Uno che violenta e poi si pente di averlo fatto. C'è solo un piccolo dettaglio: NON ESISTE PENTIMENTO, NON ESISTE! Hai fatto del male a una donna nel modo peggiore e non puoi cavartela così facilmente blaterando due frasette sul fatto che stai provando lo stesso dolore che hai dato alla vittima... pensando così di sollevarti la coscienza e redimerti! Non è così facile! E non pensare che lo sarà per te, solo perché hai avuto la ribalta televisiva per dirlo. Non c'è perdono e tu non ne avrai mai. MAI. Dici di provare, di CAPIRE il dolore IMMANE che la donna che hai violentato sta provando... Capire? Capire cosa? Cosa credi di aver capito? Quella ragazza si porterà il segno dell'abuso per tutta la vita, per tutta la vita! Una vita rovinata: vedrà davanti ai suoi occhi mille volte prima di dormire quella scena. Avrà difficoltà a relazionarsi con la gente, specialmente con chi le vuole bene e cerca di aiutarla. Non guarirà mai da quel trauma. E tu vai in televisione?? Pensi di essere un eroe, un esempio da seguire per questo?? Ad un certo punto ha detto, specificando che non è un'attenuante, che nell'infanzia è stato abusato... e per questo ha usato violenza su una donna; il trauma enorme di abusi infantili lo conosciamo fin troppo bene... ma che colpa hanno le donne? Perché cercare di sfogare un trauma del genere violentando una donna, che colpa ne ha lei?? Sono gli uomini ad abusare e NON le donne, non dimentichiamo questo particolare.
Dunque, la scena di ieri sera al tg1 è persino diseducativa, intervistare in televisione uno stupratore invece che educare i possibili cani a non farlo finisce per produrre l'effetto opposto: ossia, uno vede che se compie abuso e violenza in qualche modo se la cava (il tizio aveva scontato SOLO 4 anni...) e lo portano addirittura in televisione come un sopravvissuto, un reduce, un eroe.
Insomma, lo stupratore deve essere compatito.
Mentre la donna è quella che "se l'è cercata".
E voi credete davvero che un mazzetto di mimosa sia sufficiente per tenermi a bada?? Per farmi stare zitta??

sabato 7 marzo 2009

lotto marzo


Ho riflettuto a lungo relativamente al post del lotto marzo (no, non è un errore di ortografia...). Ho pensato come dovessi impostarlo, cosa ci dovessi scrivere, quali immagini adoperare. Un post sul "lato storico" di questa Giornata non m'interessava, un post con lo snocciolare dati (sulla violenza, sulle discriminazioni, sulle difficoltà delle donne) l'ho presto accantonato (giacché di dati ne riporto a frotte quotidianamente). Insomma, pensando e ripensando... mi è venuta l'idea di "fermarmi" un giorno, una sorta di "riposo della guerriera": ho deciso di fare silenzio per un giorno, il giorno del lotto marzo, e impiegare questo spazio altrimenti. Con la celebrazione delle donne e di quello che rappresentano per questo mondo. Ho deciso di rivendicare il fatto che io ammiro e non posso che avere timore reverenziale per TUTTE le donne della Storia dell'Umanità. Poiché essere donne non è facile, in questo sistema, e non per niente solo le donne sanno esserlo... Tutte le donne, dunque, sono le mie eroine: le grandi figure femminili che hanno fatto la Storia e le donne comuni che vivono nella semplicità del quotidiano i loro eroismi. E io m'inchino alla memoria e al coraggio delle donne passate e al coraggio delle donne future!
Ho deciso, pertanto, di postare una mia poesia. Una poesia che ho scritto qualche tempo fa per un concorso letterario... per l'appunto sul tema della festa della donna. Il mio post del lotto marzo sarà di dimensione poetica, quest'anno. Non m'incazzerò, non maledirò, non inveirò... per oggi! Tutte queste cose... tornerò a farle dal 9 marzo... (agguerrita come non mai, s'intende...).
Ecco, la mia poesia: "Donna, eroina del mondo".





Donna, occhi di rugiada, braccia di morbide piume,
cuore di zucchero, volontà d’acciaio;
il tuo corpo solido è la colonna su cui poggia il mondo.
Nelle tue vene scorre l’amore, come scorre il Nilo.
Donna, genitrice della Vita,
percorri i passi della tua esistenza, faticosamente,
ma con incrollabile fiducia,
dispensando nutrimento laddove vi è solo miseria.
Il sorriso e lo spirito di sacrificio sono le tue rughe d’espressione
e tu le mostri fiera all’occhio che ti osserva,
le mostri come un decoro di pizzo e di rose di spine.
Donna comune, sei proprio tu l’eroina del mondo:
perché esprimi il tuo coraggio nella realtà del quotidiano,
in quei piccoli eroismi annidati tra le pieghe di ogni giorno.
Sei l’esempio per le tue sorelle:
laddove guerre, sofferenza, male sfiancano la volontà
tu insegni a non cedere alla resa dell’offesa.
Donna, artista, regina, operaia, studentessa, amante:
centinaia di ritratti di signora evocano il tuo volto.
Ma nessuno sa veramente chi sei:
quello è un mistero che conosci soltanto tu.
Sei i mille volti della Natura e l’immortalità del Tempo.
Sei la Storia che insegna con saggezza, sei la Poesia.
Sei la resistenza al dolore!
La resistenza al pregiudizio!
La resistenza alla povertà!
La resistenza all’ingiustizia… Oh, i tuoi mille nomi!
Donna, i segni sui palmi sono le tue battaglie e le tue vittorie.
Questo mondo spesso non ti merita:
non sa comprenderti, non sa amarti, non sa portarti rispetto.
Eppure, tu donna, fiera e a testa alta,
grida le tue rivendicazioni senza paura!
Ora, fermati ad osservare l’accecante fulgore giallo della mimosa…
Ma non arrestarti ad esso: tu sei molto di più!
E permetti ad un Futuro nuovo di trovarti,
tendi le tue braccia e inclina i tuoi passi al Domani.
Donna, il mondo è tuo! Ogni giorno è tuo!
Sei la figlia prediletta di questo 8 marzo che ti celebra,
ma sei la figlia prediletta ogni giorno:
sei sempre donna, non dimenticarlo,
e fa’ che la tua natura sia un privilegio ognuno di quei giorni!
Imbraccia la bandiera della tua passione e del tuo coraggio con orgoglio!
Donna, non dimenticare mai la tua forza
che ti rende fortezza sicura e inattaccabile!

lunedì 2 marzo 2009

tom hanks e la presentazione del mio romanzo

Il 27 febbraio nuova puntata delle mie avventure, ovvero le presentazioni del mio romanzo! Dal titolo "Run baby run baby run baby run"!!!!! Vi starete chiedendo, giustamente, come mai questo titolo… perché la "baby che run" ero effettivamente io!! Vi spiego, stavolta la collocazione scelta per la presentazione era il venerdì, alle 18,00: io il venerdì sono impegnata nel mio corso di sceneggiatura… quindi dal corso sono dovuta scappare per andare alla presentazione! Alle 17,20 ho dovuto prendere un fugone da paura per andare a Roma Tre (la mia scuola di cinema si trova nei pressi di Via Cavour), dove avrei tenuto la presentazione. Senza contare il mio stato emotivo: la lezione di venerdì, del mio corso, è stata incentrata sulla visione di “Era mio padre” (il film con Tom Hanks), che io non avevo mai visto, e sulla discussione-spiegazione del film; il professore che spiegava e, poverino, ha anche cercato di velocizzare la spiegazione per permettermi di ascoltarla tutta (ma ne ho perso un pezzettino e dovrò farmi fare un resoconto dalle amiche di corso!!). Ma la cosa fondamentale è che… ero letteralmente SCIOCCATA dal film: con questo povero Tom Hanks che alla fine muore!!!!!!!!! Proprio quando io mi ero consolata per il fatto che dopo aver vendicato l’assassinio di moglie e figlio, poteva finalmente vivere felice con l’altro figlio!!!!! E invece, muore!!!!!! Uno shock!!!!! Il professore ci ha spiegato che proprio per il senso del film ecc. lui è ovvio che deve morire… Ma quando vedo morire Tom Hanks ci rimango sempre male… come quando muore Will Smith: cioè Will Smith NON può morire nei film!!! Dovrebbero fargli firmare una clausola nei contratti che lui, in quanto beniamino-superstar di Hollywood, non deve mai morire nei suoi film (sono ancora scioccata per il finale de Io sono leggenda…). Perciò, immaginate con che stato d’animo traumatizzato, con la scena di Tom Hanks crivellato dai colpi di pistola nel petto da Jude Law negli occhi (ops… spero che abbiate visto tutti il film… perché se non l’avete visto e volevate vederlo… beh, adesso sapete il finale… mi sa…!!!!!), sono andata alla mia presentazione…





Dunque, dopo questa breve digressione cinematografica, torniamo alla presentazione!
Alle cinque e venti, scappo dalla scuola di cinema per andare a Ostiense, alla libreria. Traffico, semafori sempre rossi, strade che avevano cambiato il senso di marcia da percorrere dall’ultima volta che ci eravamo passati… arrivo alla libreria appena in tempo: verso le 17,50. Scapicollamento per arrivare in orario. Ebbene, sono arrivata TROPPO in anticipo!!!! (non abbiamo iniziato, in effetti, prima delle 18,30). In compenso, alla libreria c’era già Paolo Izzo, animatore della serata, moderatore del minimal forum, scrittore e persona simpaticissima, disponibilissima e amichevolissima! Scambio due parole con lui e mi immergo nell’atmosfera intellettuale della libreria (ahhhhhhh), respiro aria di reading letterario, insomma!!! (ancora scioccata per Tom Hanks). Prima di fare il canonico giretto nella libreria, chiedo a Paolo Izzo vicino a quale facoltà dell’università ci trovavamo: per mandare le indicazioni a una mia compagna di corso che mi avrebbe raggiunta dopo la fine della lezione (sì, sì… sempre di Tom Hanks…); facoltà di legge. Mandato il messaggino, mi lancio alla scoperta della libreria-bistrot!!! Un luogo davvero carinissimo, piccolo ma accogliente! Con un’atmosfera di luci suffuse, paralumi delle piantane color arancio che davano un senso di sofisticata/informale sensazione di raccoglimento! Quasi un abbraccio! E molto vicina, secondo me, a quell’immaginario di “cafè letterario” di fine Ottocento fatto di luci suffuse, di atmosfere in chiaroscuro… tutta la frenesia del mondo di fuori, in strada, e l’arte letteraria estremamente consapevole di sé che “complotta” all’interno del bistrot! Mi ha dato da subito quell’impressione! Quelle luci soffuse… le pareti e gli scaffali bianchi e l’idea di una nido accogliente, ovattato…
Giro per gli scaffali, sbirciando tra i libri… mentre mi ripeto mentalmente: “Oggi, non comprerai niente… stasera ti trattieni…”! Sì, perché quando entro in una libreria mi viene il raptus e in genere devo… nel senso che DEVO comprare qualcosa! Ma siccome ho comprato negli ultimi giorni dei nuovi libri… mi sono dovuta trattenere per forza!!!! (poco dopo, a presentazione avviata, una ragazza che presentava il suo libro fantasy e parlava del suo amore per la lettura… diceva che la madre, allarmata per la sua mania compulsiva di comprare libri a ripetizione, le ha vietato di andare in libreria… concedendole di prenderne uno nuovo solo una volta al mese…. Ho pensato che presto anche mia madre mi vieterà le librerie… se vado avanti di questo passo…). Per farla breve, alla fine, mi sono trattenuta e non ho preso libri (anche se avevo trovato un interessantissimo libro-feuilleton scritto da una signora nobile nel 1757 circa, una storia d’amore, la storia di una donna abbandonata dal suo amante che gli scrive non so quante lettere in 24h: m’interessava tantissimo… ma alla fine ho evitato di prenderlo con grande spirito di sacrificio…).
Per "distrarmi" ammiro il mio romanzo in bella mostra sullo scaffale (che meraviglia!!!!).
Mi faccio scattare un paio di fotografie (ammazza, quanto sono poco fotogenica… ma perché insisto a farmi scattare foto… quando è palese che faccio pena???!!! Mistero…), poi arriva la mia compagna di corso, Barbara (a cui, tra una cosa e un’altra, mi dimentico di chiedere notizie di Tom Hanks!!) a cui chiedo di nuovo perdono, anche adesso, per averle fatto fare un mucchio di strada extra a piedi: le ho detto che la fermata della metro era Piramide e invece ce n’era un’altra più vicina alla libreria… Mi dispiace!!! Dopo essere stata perdonata, parliamo un pochino della trama del mio libro e di velleità letterarie in generale, della difficoltà di pubblicare e della speranza, soprattutto, dopo aver pubblicato di essere letti da qualcuno…






Verso le 18,30 inizia ufficialmente il minimal forum romano 2009: rispetto agli otto autori previsti, siamo in realtà sei. Inizia una signora col suo libro, poi tocca a me. Appena arrivata, Barbara mi aveva chiesto se mi ero preparata un discorso e io innocentemente e candidamente le ho detto che… come al solito… avrei improvvisato alla grande!!!!!
Paolo Izzo mi chiama accanto a lui e io svolazzo frizzante come al solito. Mi introduce in maniera meravigliosa, come sempre: dice che sono quasi una vip ormai, che come una vera star ho chi legge estratti del libro per me e che questo è più che normale visto che già da quando avevo 13 anni sapevo che avrei vinto il Nobel!!! Status di very important person avallato ancora di più quando, al mio arrivo alla postazione per raccontare il romanzo, Barbara con la macchina fotografica in mano viene alla fila davanti per scattare le foto!! Lì, Paolo ha detto che persino il servizio fotografico mi facevo fare, naturalmente (beh, non mi faccio mancare nulla, no??!!!). Fa una piccola introduzione del romanzo, identificandolo quale favola… una favola moderna, e io finisco il discorso dicendo che è, sì, una favola ma adatta a tutte le età: giovani, giovani di 40 anni (questo a seguito di una battuta nata quando mi aveva chiamata per intervenire, sottolineando che sono giovanissima, una scrittrice giovanissima… anche se, ormai, ci si definisce giovani anche a 40 o 50 anni con disinvoltura) e anziani… proprio perché parlo di temi, leggeri e seri, che ben si adattano a tutte le fasce d’età. Dunque, inizio a raccontare la trama. Esordendo così: “Il Cile non è un impero!” e tutti che mi osservavano scioccati, pensando certamente qualcosa del tipo “Ma è ovvio!”. Così racconto ancora una volta questa bizzarra vicenda, a voi ben nota, della famiglia cilena di senzatetto; di questi tre che sono convinti di essere gli imperatori del Cile, fuggiti dopo il golpe che li ha spodestati dal Trono e fatti giungere il Italia, dove mendicano. Dell’Imperatore irriducibilmente convinto di quanto afferma, della sua dinastia, della Reggia imperiale ecc. e di quelli che lo ascoltano e lo credono pazzo! Ho parlato della storia d’amore tra l’erede al trono, Stella, e il volontario della Caritas e scrittore bohémien, Tom; della madre di Tom che è una manager senza cuore. Di Tom che per l’amore di Stella si finge un poeta di corte che desidera scrivere un poema sulla dinastia dell’Imperatore del Cile e che ha bisogno dell’ispirazione di Stella per comporre; del fatto che lui, nonostante ami Stella, non crede minimamente alla storia dell’Impero del Cile, consapevole che razionalmente sa che non esiste nulla di simile. Ho concluso con la frase tipica, che ripeto sempre: io non so come finisce questa storia… ma so con esattezza che la razionalità non sempre ha ragione e che spesso quello che racconta una cosa assurda può risultare più reale di quello che vorrebbe farci credere la ragione! Insomma, il mio solito tormentone: date meno spazio alla ragione e credete di più ai sogni e all’assurdo!!! La ragione non sempre ha ragione, giusto??!! Io, ormai, ne ho fatto il mio cavallo di battaglia!!














Detto questo, Paolo ha letto… anzi, ha recitato, interpretato benissimo alcune pagine del mio romanzo! Poi, una signora mi ha chiesto qualcosa inerente a una terminologia che adopero nel libro (il fatto che chiamo erroneamente, durante la narrazione, “Royal Family” la famiglia imperiale… e io ho spiegato che essendo Tom scettico sulla storia della regalità dei senzatetto… usa quel termine come ironia, come presa in giro, come scherzo…). Infine, Paolo dopo aver lodato la mia storia con grande passione, dicendo tra le altre cose che, sì, la storia è una favola ed è raccontata in tono leggero, divertente e simpatico, ma narra anche e soprattutto di temi seri, ha parlato del mio blog!!!! In particolare, riferendosi al fatto che qui nel blog mi occupo di temi legati all’attualità, temi politici, anche cose “scabrose” segno che sono molto interessata alle questioni importanti della società che mi circonda (ad esempio, si riferiva al fatto che, su Facebook, ho preso contatto con l’Associazione Luca Coscioni) e che le tratto con sensibilità e interesse. Insomma, mi piace fare ironia, scherzare, essere divertente… ma all’occorrenza la serietà di certe questioni e di certi temi non mancano mai nei miei argomenti quotidiani! Ma del resto, io lo dico sempre che nella vita ci vuole il giusto equilibrio tra serietà e sciocchezza: nessuno dei due elementi deve mai prevalere sull’altro! Ci vuole la stessa quantità di serietà e di sciocchezza e questo dà equilibrio; se la serietà prevale sulla sciocchezza o viceversa, la sciocchezza prevale sulla serietà è male! E io amo che questi due elementi coesistano nei mie pensieri e nelle cose che scrivo: purché emergano al momento giusto!
Il mio intervento è terminato con una piccola considerazione sul ruolo dello scrittore (legato a quanto si diceva sull’affrontare temi seri all’occorrenza): lo scrittore, secondo me, ha il dovere morale di affrontare temi importanti… proprio per la sua natura e il suo ruolo sociale, direi, di far emergere e far capire agli altri determinati temi che da soli non capirebbero! Lo scrittore, per sua sensibilità notoriamente riconosciuta, riesce a capire prima degli altri certe cose… e quindi, poi, ha il dovere di farle capire anche al resto della collettività che magari ha più difficoltà ad arrivarci da sola! Come diceva Zola, sostenendo che: lo scrittore è l’operaio del progresso sociale.
Incassati ancora gli applausi del pubblico, mi sono ritirata!
Ho fatto qualche foto con Barbara (chiedendole il permesso di pubblicarle qui, naturalmente), poi l’ho salutata e sono rimasta per ascoltare gli altri autori che hanno parlato dei loro libri (tra cui una signora che ho incontrato in diverse occasioni, la ragazza col suo libro fantasy e una signora con un libro di racconti “molto al femminile”).











Un’altra bella serata, insomma! Grazie all’atmosfera informale-intellettuale, alla simpatia di Paolo Izzo e degli altri autori e alla cornice unica di libri che mi attorniavano… Ahhhhh, e non ne ho comprato neanche uno….
Un’altra serata magica! Un altro tassello delle mie avventure! I miei personaggi ancora a spasso per il vasto mondo! Ancora l’incontro con la gente che è poi la ovvia continuazione del lavoro che fa lo scrittore: dapprima in solitudine e in seguito in comunione con i lettori! Che euforia, che ebbrezza ogni volta! Che meraviglia! Ringrazio, qui, Paolo per la splendida serata! Alla prossima avventura!!!
Una serata magica… se non ci fosse stata quell’ombra a mettere a repentaglio l’armonia del tutto… la morte di Tom Hanks!!!!!!!!!!! Ma non è giusto che muoia!!!!! Dovrebbero fargli firmare una clausola nel contratto (come per Will Smith) che lui NON può morire nei suoi film!!! Che deve esserci sempre il lieto fine nelle sue pellicole…
Mi rivedo quella scena dell’assassino che trova Tom e il figlio, alla casa sulla spiaggia, e mentre il bambino gioca col cane sulla battigia… l’assassino spara a Tom… e poi arriva il figlio impugnando la pistola per sparare all’assassino… ma lui non ucciderà il cattivo: sarà suo padre morente a sparare a Jude Law facendo sì che il bambino non diventi un assassino a sua volta e che, quindi, non intraprenda il percorso del padre! Come ci ha spiegato il professore: la tesi del film è che i figli sono come i padri ma qualche volta i figli superano i padri (nel caso specifico il figlio non diventa un assassino come il padre). Perciò Tom, alla fine, deve morire per completare il percorso di espiazione del film! Che film meraviglioso!!! Mi è piaciuto tantissimo!!!!!! Un film perfetto!!! Però se Tom Hanks non moriva era meglio…
Ora capirete che peso nello stomaco è stato l’immagine di Tom Hanks che muore…
Tra l’altro, il protagonista del mio romanzo si chiama Tom… come Tom Hanks… E sapete questo cosa significa??? No, non che ho un assassino alle calcagna!!!!!! (spero…), no, nemmeno che diventerò una gangster (mmmm, mai dire mai, però…), no, neanche che avrò una casa sulla spiaggia (non male come idea…): vuol dire che vinceremo l’Oscar!!!!!!!!!!!!!
Tom (Hanks) non morire nel tuo prossimo film, please!!!!!!!!!!!!!!!!!!!