Ne hanno parlato tutti. E ora ne parlo io.
Sì, dell'Affaire Calzedonia che ha scaldato gli animi italici ultimamente. Insomma, tra crisi economiche, licenziamenti, la Giustizia che non funziona... c'è chi evidentemente non ha di meglio da fare che preoccuparsi di uno stupido spot tv che viene trasmesso un paio di mesi e poi se ne perdono le tracce (mentre la crisi economica, i licenziamenti e la Giustizia che non funziona restano...).
Ammetto che è un buon veicolo per distogliere l'attenzione sui problemi SERI del Paese.
Ma, in verità, la questione poteva benissimo essere liquidata senza le tante, troppe polemiche e chiacchiere inutili.
In breve, l'Affaire Calzedonia inizia a infiammare il nostro Paese, meno di due settimane fa, quando lo spot ha l'ardire di utilizzare un furbetto remake dell'Inno di Mameli per vendere qualche calza o gambaletto. Sorelle d'Italia, una rivisitazione del più famoso "Fratelli" per attirare l'attenzione delle donne italiane e spingerle a scegliere la loro azienda nel prossimo freddo inverno per bardare le gambe (Ma la sceglieranno davvero? Mah!). La scelta di utilizzare per scopi commerciali l'Inno ha suscitato scalpore, scandalo, indignazione... una vera sollevazione popolare; il fattaccio: utilizzare una parte della sacralità della nostra Identità italiana per vendere qualcosa! Addirittura "volgarissime calze", come si sono trovati a dire i primi ad impennarsi del Pdl. "Con il canto degli italiani non si gioca. E non si può nemmeno metterlo sotto i piedi" ha dichiarato Angelo Vaccarezza, presidente della provincia di Savona.
Beh, giusto! Chi offende la nostra identità nazionale merita l'accusa di Alto Tradimento!
Ma, io che sono lo spirito della contraddizione, il folletto guastafeste che trova sempre (e lo trovo, giurateci!) il pelo nell'uovo, non potevo esimermi dal fare qualche piccola, innocente considerazione su tutta la spinosa faccenda.
In primo luogo, chi ha fatto la voce grossa e ha preso posizione contro lo spot... non ha capito di aver fatto il gioco (e la fortuna?) di Calzedonia. Eh, sì! Come si dice: purché se ne parli! Signori miei, parlandone e chiedendo la rimozione dello spot, non solo non avete ottenuto quello che chiedevate, giacché lo spot ancora imperversa in televisione, ma avete acceso l'interesse, l'attenzione, la curiosità sul suddetto spot! Tutti noi l'abbiamo visto, commentato, rivisto. E Calzedonia, per nulla scalfito dallo scandalo, gongolava e ringraziava per l'insperata pubblicità gratuita... alla sua pubblicità di volgare calzamaglia da quattro soldi! E forse è proprio questo che voleva Calzedonia ideando Sorelle d'Italia, e voi ci siete cascati come allocchi! E' opportuno, quindi, che, in futuro se volete mettere sotto silenzio qualcosa che vi disturba, vi ricordiate che la Polemica e il "purché se ne parli" di solito fanno la fortuna della pietra dello scandalo.
Detto questo, Calzedonia non è nuova a scelte discutibili in fatto di pubblicità. Sì, di solito le sue pubblicità sono sciocche, ma sciocche... che più sciocche non si può! Presentando il suo mondo tutto rosa in cui la figura femminile sguazza nel mare di cliché e stereotipi in cui lo scopo e l'ambizione massima di una donna è vestirsi di rosa e pizzi, sposarsi e avere una famiglia. Beh, mi spiace deludervi, ma non tutte le donne ambiscono a tutto ciò! Viene da sé pensare, quindi, che tali donne non si serviranno certamente da voi! E anche nel famigerato Sorelle d'Italia l'immancabile cliché della donna sognante che fa i codini alla figlia in qualche modo rimanda a un immaginario in cui la donna è SOLO la mamma e la moglie e che non può ambire ad altro ruolo nella società odierna. Ah, non è così? E allora nel prossimo spot... mettete donne single in carriera a pubblicizzare i gambaletti... come, non ci sono donne in carriera perché la crisi economica le ha mandate a casa?? Ahah! Allora torniamo al mio discorso iniziale che l'Affaire Calzedonia (ed i vari ed eventuali tormentoni italici) serve a distogliere la nostra attenzione sui VERI problemi del Paese...
Precisato che ritengo questo e gli altri spot targati Calzedonia sciocchi, passerei alla seconda considerazione che l'Affaire ha naturalmente risvegliato in me. Un remake furbesco e al femminile dell'Inno ha offeso il nostro Patriottismo. Ci sentiamo offesi, dileggiati, derisi nel nostro intimo italico da questo...
Ma chi insulta continuamente l'Inno di Mameli?? Ma chi insulta la Bandiera Tricolore?? Ma chi vorrebbe che Va', Pensiero diventasse l'inno italiano?? Ma chi si riempie la bocca che "un giorno la Padania sarà indipendente"?? Questa gente merita un encomio, forse?? Fatemi capire! Allora, utilizzare il nostro Inno per "uno spot di volgarissime calze" è una bestemmia... Mentre invece offendere l'inno e parlare di improbabili secessioni è una cosa regolare?? Addirittura chi auspica tali cambiamenti diventa pure Ministro della Repubblica italiana! Ho idea che, partendo dallo stesso principio, ci siano due pesi e due misure! Se mi sento offesa per lo spot Calzedonia, mi sento anche e soprattutto offesa per una parte della politica italiana che non perde occasione per dileggiare e insultare la Memoria dei miei Padri, le mie Radici, la mia Identità e che chiama la mia Roma "ladrona"! Eh, no, belli miei! Così non si fa! Io esigo prese di posizione forti in entambi i casi... e non solo quando ci fa comodo per gonfiare il petto e sentirci bravi italiani!
Da faziosa femminista, quale sono, potrei essere portata a pensare... che la presa di posizione contro lo spot... sia solo perché l'Inno è stato virato al femminile e riguarda un prodotto femminile, come le calze...
E' un terribile sospetto, questo.
Sarà solo un sospetto....?? Mah...
Sapete, è affascinante pensare che molti di noi che si sono impennati per tale vergognosa onta all'Inno... forse nemmeno conoscono le parole dell'Inno di Mameli! Mettetevi la mano sul cuore... e fatevi un esame di coscienza. E non onorate l'Inno (e in generale, lo Spirito Italiano) solo quando gioca la Nazionale di calcio: rispettate l'Italia sempre.
Non è conoscere parola per parola l'Inno che fa di noi bravi italiani, rammentatelo.
Ma ben altri VALORI ci identificano come bravi italiani.
Per concludere, consentitemi di chiarire cosa offende il mio sentimento patriottico: la corruzione morale del mondo politico, gli intrallazzi nascosti, i misfatti omessi, la Giustizia che non fa il suo corso, i morti di fame abbandonati al loro destino, il razzismo, l'omofobia, la disoccupazione, la violenza sulle donne... Devo continuare??
Debelliamo queste piaghe in Italia e allora, solo allora, saremmo bravi italiani.
















12 commenti:
Mamma mia, spazi dal di tutto al di più.
Io vado dritto al punto: con la scusa che sono le gambe a indossare le calze, è una vita che questi (come le ditte concorrenti per carità) mostrano donne che son tutte un ammiccamento, uno strusciamento senza mai mancare un pizzico di feticismo che sinceramente ha rotto le balle.
Per ste immagini una volta si andava a comprarsi giornaletti vietati ai minori di 14, mò il corpo (nella fattispecie le gambe) della donne è per l'ennesima volta materiale di consumo.
Secondo voi, certe pubblicità, interessano più le potenziali acquirenti o i maschietti davanti alla tivvù?
motivi per incazzarsi ce ne sono a milioni, hai ragione.. partire da una pubblicità mi sa un po' meschino...
Il russo: ma naturalmente tali pubblicità sono fatte per gli uomini! (e qui com'è facile allacciarmi alla pubblicità sessista). Uomini che fanno tanto i puritani per mantenere la facciata pulita... ma che nell'ombra strizzano l'occhio al peccato...
Di certo, non è una pubblicità che interessa me: io adopero calzettoni e non le leggiadre calzettine dello spot...
Ciao Silvia, ho seguito il tuo blog per interessanti, per le sue campagne per le donne, perché lei ha un tocco molto femminile senza cessare di essere una femminista. Ho appena letto il tuo post, qui nel mio paese, che noi chiamiamo "cortina di fumo" quando vogliamo dimenticare il peruviano delle cose più importanti, l'immissione di notizie minori. Ti ammiro e ti seguo. Baci per te.
Orianna: grazie delle tue parole!
:-)
Silvia vorrei proprio sapere quanti di coloro risentiti conoscono davvero il nostro inno.."Mi consenta"...Ma ci facciano il piacere!
Bene se questo ne fà rivivere lo spirito ben venga,ma evitiamo ridicole polemiche!E poi scusa...siamo donne Italiane e allora lo cantiamo il nostro inno..Infondo tra una calza ed uno stivale che differenza farà mai!
Sei sempre bravissima..
Giulia
Concordo pienamente con te Silvia!
^__^
permettitmi di dire una roba: che palle queste pubblicità sulle/con le donne ... sempre uguali!
concordo senza ombra di dubbi con te quando dici che ci sono ben altre offese che le calze.... e con federica nel commento prima del mio!
Premetto che la pubblicità, nemmeno l'avevo vista. Sono ignorante.
Comunque sono 60 anni che i fascisti usano l'inno d'Italia in maniera impropria, quindi...
sono molte le cose che non vanno...
il problema delle calze è l'ultimo considerando tutto quello che si fa e quello che non si fa e la giustizia continua ad avere una "g" minuscola.... ormai non va niente bene...
Molte grazie per mettere il traduttore al tuo blog. Ora verrò a sapere meglio di tutto quell'interessante che scrivi. Che abbia una felice fine settimana.
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