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"Non si nasce donne: lo si diventa con il tempo e la volontà"

(Simone de Beauvoir)

sabato 11 aprile 2009

una pasqua di macerie, cemento, sabbia e sputo


Francamente non so se sia giusto augurare "buona Pasqua", quest'anno. Non, certamente, a pochi giorni dalla più grande catastrofe di inizio millennio, come è stata dichiarata. Quasi trecento morti sotto macerie di cemento mischiato a sabbia non si può considerare un auspicio di felice ricorrenza pasquale.
Questa non è la resurrezione che vince la morte.
Celebriamo la morte che non ha rinascita.
Mi dà la sensazione, fin dentro i visceri, che festeggiare, esprimere gaudio e gioia sia fuori luogo, in questo frangente. Questo deve essere il momento della riflessione, della contrizione, della presa di coscienza dei tanti errori compiuti che hanno condotto in maniera drammaticamente inevitabile a una tragedia EVITABILE. Giacché, sì, questa tragedia, con un minimo di coscienza, poteva, DOVEVA essere evitata; mentre ciò che è emerso in questi giorni, le cause che hanno prodotto tutto questo (la poca solerzia dei sismologi a capire che qualcosa di strano stava capitando e la sabbia mischiata al cemento delle costruzioni edificate da pochi anni, tanto da far diventare palazzi imponenti quasi carcasse di cartapesta) sono il frutto di un'inevitabilità colposa: un'evitabilità che è diventata inevitabile per colpa dell'uomo e della sua stupidità e avidità! Questa, a mio modesto vedere, è una catastrofe umana colposa... prima di essere una sciagura naturale!
Sciocchi e avidi, avete quasi trecento persone, 20 bambini, sulla coscienza. Ammesso che ne abbiate una, di coscienza... magari piccola e nera.
Sapete che quando si tratta di adoperare parole "gentili" non mi tiro indietro, ma oggi preferisco risparmiare quelle parole. E' solo il momento di riflettere e fare silenzio. Ci sarà poi il tempo di recriminare e chiedere giustizia.
E noi la stiamo aspettando, come bestie feroci e affamate, la giustizia.
In questo post la foto di un bimbo. Per quelle 20 creature rimaste sepolte, per sempre, sotto quelle maledette macerie di cemento, sabbia e sputo.
Un bimbo che sia la speranza di quella rinascita... che oggi possiamo solo auspicare, faticosamente.
Un bimbo che sia la vita che ritorna, prepotentemente a ridarci gioia, dopo la morte.

10 commenti:

Maffy ha detto...

un abbraccio, anche se con il groppo in gola....

Alfa ha detto...

Considerato che l'Aquila è stata distrutta più volte dal terremoto l'evento era certamente prevedibile.

Pasqua comunque per me rimane la speranza della vita che trionfa sulla tragedia della morte, tanto più se provocata e colpevole.

Buona Pasqua quindi.

fabio r. ha detto...

condivido in pieno... io poi non sono proprio in vena di festeggiare quest'anno, sarà perchè le scosse si sentono ancora pure qui e la cosa no mi fa dormier sogni tranquilli.
poi le immagini dell'Aquila mi passano in testa come un coltello.
no, non sarà una buona pasqua.

Calliope ha detto...

Cara Silvia augurare Buona Pasqua è augurare una rinascita.
L'amore aumenta l'amore.
Chi ha da pagare pagherà stanne certa.
I morti non ritornano ma la speranza di una rinascita di amore la meritano tutti.
Ti auguro di cuore una Buona Pasqua, diversa nell'animo ma sempre di speranza.
Un abbraccio.

luly ha detto...

Ti auguro lo stesso Buona Pasqua, Silvia. Proprio in nome di quella speranza di cui parli.
A presto:)

katiu ha detto...

In nome di una speranza che, spero, non smetter' mai di vivere, ti e vi auguro di passare una giornata perlomeno serena.

Auguri
Katiu

FolleRumba ha detto...

un saluto e tanti auguri

ciao follerumba

il Russo ha detto...

Un abbraccio alle popolazioni abruzzesi è l'augurio più bello.

Sergio ha detto...

Ah... bene, una scrittrice! Ho visto che hai pubblicato con la Ibiskos... be', io gli ho detto di no. Sono curioso di leggere il tuo libro, mi sa che lo ordinerò, oppure facciamo uno scambio: io ti spedisco il mio e tu il tuo. Fai un salto sul mio blog, ciao...

Pupottina ha detto...

penso anche io che la tragedia fosse prevedibile!
mi stringo a te ed a tutti coloro che soffrono in questo momento