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"Non si nasce donne: lo si diventa con il tempo e la volontà"

(Simone de Beauvoir)

martedì 14 aprile 2009

istantanee dell'aquila

Leggete questa testimonianza presa da Repubblica.



Poco più di una settimana fa il terremoto. Ancora scosse. Tanti morti. Tanti senza casa, senza più niente. Il desiderio di ricominciare, proprio del gagliardo carattere degli abruzzesi: non disposti a farsi abbattere dalle avversità, per quanto atroci come in questo caso.
Sullo sfondo, nemmeno tanto semplice scenografia, una città ferita, sfregiata. Una città distrutta. Che non c'è più. Completamente da ricostruire. Questa è l'altra faccia del terremoto: la perdita del patrimonio artistico; macerie di chiese antichissime accasciate al suolo, come guerriere stanche. Macerie che hanno ferito il cuore pulsante della nostra identità artistica italiana. La ricostruzione passa anche da qui: ridare vita, riportare alla vita, alla luce la bellezza mozzafiato delle nostre chiese, dei nostri gioielli distrutti dalla dittatura feroce e senza cuore del sisma. Vedere le scene della Basilica di Collemaggio squarciata mi ha fatto male, malissimo... è un luogo che amo così tanto. L'Aquila è una città, come già scritto, che amo moltissimo, con la quale ho un legame emozionale fortissimo e duraturo. Una città che amo quanto Roma. La terza città italiana che amo di più dopo la mia e dopo Siena. Una città che merita, che deve tornare al suo splendore. Vorrei, qui, rievocare il ricordo che mi porto dietro di questa città splendida: qualche piccolo aneddoto legato alle mie due visite, del 2005-06, per capire meglio quale sia la ragione del mio legame emozionale.
Collemaggio. La Basilica più importante dell'Abruzzo, legata a Celestino V. Quando ci andai nel luglio 2005 la stavano ristrutturando: teloni di plastica a protezione, impalcature all'esterno che coprivano parzialmente la facciata, oggetti e statue spostati momentaneamente da una parte all'altra. La chiesa è in stile romanico, molto grande e all'interno tutto parla, racconta di Pietro da Morrone aka Celestino V, il "papa che fece il gran rifiuto" come dice Dante. Sì, perché Pietro da Morrone era un'eremita, aveva ottant'anni, e nel 1294, credendo che fosse l'uomo giusto per riformare la Chiesa, venne eletto al soglio di Pietro. Pietro accettò... ma dopo soli 4 mesi decise di abdicare, desideroso di tornare alla sua vita da eremita e immergersi nella contemplazione; gli succedette il famigerato Bonifacio VIII (che lo fece incarcerare e dove morì nel 1296). Celestino V è stato l'unico papa ad abdicare nella storia della Cristianità. Questo non ha impedito di renderlo santo. E le sue spoglie riposano proprio all'interno di Collemaggio. Lì si possono ammirare dei bassorilievi con l'immagine del Santo e soprattutto la teca dove è ospitato il papa. All'interno della teca si vede il corpo disteso di Celestino; devo dire che, all'epoca, non riuscivo a capire se fosse il vero corpo imbalsamato del Santo o una statua: dal momento che la pelle del viso è bianchissima e lucida... facendo pensare al marmo di una statua. Feci il giro della teca, per sbirciare meglio dalla parte posteriore e scoprire l'arcano... Ebbene, pare siano le spoglie autentiche di Pietro da Morrone. Continuai a gironzolare all'interno della chiesa, scattando foto qua e là... finché non fui attirata dal fruscio di uno dei teloni di plastica, mosso lievemente da qualche spiffero causato da finestre aperte, che quasi "m'invitava" ad entrare dentro una stanzetta posta alla destra dell'altare... Vi entrai. All'interno della stanza su un lato una piccola cappella, riccamente decorata, ma qualcos'altro rubò la mia attenzione... c'era una statua... una statua enorme di Celestino V. Col fiato sospeso e quasi paurosa, mi avvicinai per osservarla. Una statua dipinta, di ottima lavorazione. Praticamente, mi ritrovai ad osservare quasi ipnotizzata quella statua! Ne ero stranamente affascinata, non potevo staccare gli occhi da lei... ed ero pure suggestionata! Sì, perché si era creata una situazione irreale: silenzio totale, quello spiffero che muoveva svogliatamente il telone, io sola in questa stanza e la statua che svettava. Mi ero suggestionata! "E se adesso prende vita?!" pensai! Dico sul serio! Non scattai neanche una foto... perché avevo paura che nel mentre ero impegnata a guardare nell'obiettivo per scattare la foto... quella, la statua, prendesse vita... Pazzesco, lo so! Ma quella sensazione così "magica" che indubbiamente aveva creato la mia mente suggestionata... aveva fatto sì che quella situazione surreale rendesse più che ovvio e plausibile la presenza di una statua vivente! Quindi non scattai la fotografia e me ne pentii, in seguito: questo mi spinse, l'anno seguente, a tornare all'Aquila, desiderosa di ritrovare quella statua e fotografarla... Sfortunatamente un anno dopo non la ritrovai quella statua: i lavori erano terminati e sicuramente l'avevano spostata in altra collocazione (mia madre era convinta che il non trovarla laddove l'avevo lasciata era un segno...); cercai in lungo e in largo all'interno della Basilica... ma della statua nessuna traccia... che abbia preso vita davvero??!!
Un altro ricordo che mi porto dietro è l'immagine di una persona, un anziano. Questo vecchio sedeva sotto una lunga squenza di arcate e suonava la fisarmonica. Mi colpì talmente tanto questa immagine... che m'ispirai proprio a questo vecchio per uno dei personaggi del mio primo romanzo: un anziano che, per strada, suona la fisarmonica e chiede qualche spicciolo. Anche questo signore, così come la statua, non lo ritrovai alla mia seconda gita; chissà chi era quel vecchio...
Gironzolando nei negozietti, in una negozio di cornici, mentre mia madre comprava uno specchio, vidi per la prima volta la stampa di un quadro che mai avevo visto "Dio giudica Adamo" di William Blake, rimasi affascinata da quel quadro, che è diventato uno dei miei preferiti! Un'immagine piena di tensione palpabile, una sensazione viva e percettibile. Avrò la Sindrome di Stendhal??!! La sera, tornata a casa, andai subito a scaricare l'immagine del quadro!
Un altro aneddoto curioso, legato all'Aquila, è capitato il secondo anno. In città c'è questa Fortezza spagnola, sede del Museo Nazionale d'Abruzzo. Al suo interno, come già scritto, c'è un Mammuth, trovato una cinquantina di anni fa e totalmente ricostruito, e alcune tavole di tema religioso, con anche dei vestiti e degli oggetti del 1800. Entrammo a fare il biglietto, mio padre e mia madre andarono allo sportello mentre io attendevo poco dietro e intanto mi guardavo intorno. Ad un certo momento, la ragazza allo sportello non fece una domanda, ma affermò con sicurezza "sua figlia non ha 18 anni" e mio padre senza avere nemmeno un attimo di défaillance rispose "li ha compiuti da poche settimane" e così mi beccai il biglietto ridotto!!! Ora, io stavo di fronte alla ragazza dello sportello e dovetti lottare con i miei muscoli facciali per non scoppiare a ridere come una scema!!!! Ma una volta allontanati all'interno del museo non riuscii più a trattenermi: scoppiai a ridere!!!!! Perché avevano fatto credere alla ragazza della biglietteria che avevo appena compiuto 18 anni... quando, invece, ne avevo 21 e mezzo!!!!!!! Il fatto è che non dimostro la mia età, praticamente ne dimostro 16 e quindi capita spesso che riesco a "fingere" in maniera convincente sulle mie vere primavere!!!!
Questi sono i ricordi più "particolari" legati alle mie due visite aquilane, ma tanti altri piccoli momenti, immagini e situazioni mi hanno fatto apprezzare e amare questa città. Purtroppo, ora le immagini, le situazioni e i momenti illustrano scene di desolazione, di distruzione, di macerie. Non vi dirò cosa ho provato nel vedere la volta e l'abside distrutti e le macerie precipitate sulla teca del papa che fece il gran rifiuto, la chiesa delle Anime sante con la cupola in pezzi, il timore che il Mammuth all'interno della Fortezza sia crollato. Una città che ho visitato da pochi anni, ancora fresca nella mia memoria, ancora viva e pulsante... ora ridotta a un cumulo di macerie, una città fantasma... così simile, drammaticamente ahimé, alla NY descritta ne Io sono leggenda: case abbandonate, macerie, nessuna traccia di vita umana, abbandono totale come ore di solitudine, come mesi, come anni. Non avrei mai creduto di vedere a pochi Km da casa mia una simile desolazione che si addice alla sceneggiatura di un film e non alla realtà...
Desidero rivedere L'Aquila, presto. Desidero che L'Aquila, e gli altri paesini abruzzesi colpiti dalla sciagura, sia riportata al suo splendore originario. Desidero che sia salvata.
Tornerò a L'Aquila, un giorno... in cerca della statua di Celestino, del vecchio con la fisarmonica e di quella linea emozionale che mi lega a questa città...

10 commenti:

katiu ha detto...

Io purtroppo a L'Aquila non ci sono mai stata, non ho mai visto nè la città nè le zone attorno. Mi manca proprio di conoscere quel lato d'Italia.

Mi rifarò .. mi rifarò ..

articolo21 ha detto...

Viva L'Aquila!

Le Favà ha detto...

Speriamo ritorni com'era....ma non sarà così.

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

io ho visto istantanee drammatiche invece che mi hanno fatto accapponare la pelle.

SCHIAVI O LIBERI? ha detto...

Sinceramente spero solo che la popolazione riesca a superare questo momento difficilissimo. Non trovo le parole per commentare.

Silvia ha detto...

Spero solo che tutto possa tornare come un tempo e se uguale è difficile... quantomeno il più simile possibile a com'era un tempo...

Anonimo ha detto...

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Anonimo ha detto...

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