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"Non si nasce donne: lo si diventa con il tempo e la volontà"

(Simone de Beauvoir)

lunedì 9 marzo 2009

post 9 marzo: post-chiacchiere istituzionali

Sapete qual è il mio personale pensiero relativamente alle conquiste delle donne verificatesi nel corso del Novecento?? Il punto è che io non sono tanto soddisfatta per le conquiste… quanto incazzata per TUTTI i secoli di discriminazioni… discriminazioni volute, pensate e attuate dagli uomini sulla base di cosa?? COSA ha legittimato, nei secoli dei secoli, tale discriminazione?? Chi diavolo l’ha detto che gli uomini erano migliori delle donne e che quindi, proprio per tale presunta superiorità, avevano diritto, tutto il diritto a discriminarle, opprimerle, precludere loro ciò che agli uomini è sempre stato concesso?? Chi l’ha stabilito questo? Appunto. Le conquiste registrate dalle donne fin qui sono nulla… Dal momento che io sono a tutt’oggi incazzata per quei famosi secoli di discriminazioni… In qualche modo dovranno essere scontati, risarciti questi secoli. Prima che mi passi l’incazzamento.
Vediamo un po', aldilà di mimose, discorsi istituzionali, buoni propositi della politica e sciocchi programmi televisivi celebrativi qual è la vera faccia della condizione delle donne qui in Italia. Vi riporto un articolo molto emblematico di Repubblica: 'Violenze, sei anni per avere giustizia - "Così le donne pagano due volte"' di Anais Ginori.




ROMA - "Il processo alla donna è una prassi costante. La vera imputata è la donna, perché solo se la donna viene trasformata in un'imputata si ottiene che non si facciano denunce per violenza carnale". Sono passati trent'anni da quando Tina Lagostena Bassi parlò così in un'aula di tribunale, tredici anni da quando una legge - la n.66 del 15 febbraio 1996 - ha trasformato lo stupro da reato contro la morale pubblica a reato contro la persona, prevista una pena fino a dodici anni. Eppure poche, pochissime donne violentate si rivolgono all'avvocato. Solo il 4% presenta una denuncia. La metà, il 53%, non lo racconterà mai a nessuno.
Vince il silenzio. Per paura, per vergogna. I processi per stupro continuano a essere molto inferiori ai reati constatati dalla polizia. "Arrivano in lacrime. Poi si asciugano il viso, riflettono. "Lasciamo stare, non fa niente". E tutto finisce così". Maria Di Sciullo lavora da vent'anni nella squadra legale di Telefono Rosa. "La legge italiana prevede in pochi casi il procedimento d'ufficio: è la donna che deve sporgere querela. Sempre la vittima che deve assumersi i costi dell'accusa".
Secondo piano, scala B, palazzo umbertino del quartiere Prati. Nato nel 1988 come "esperimento", il primo centralino di ascolto per le vittime di violenze non ha mai smesso di funzionare. Milleottocento chiamate l'anno scorso, ogni tre giorni viene raccolta una denuncia di stupro. Di sovvenzioni pubbliche neanche a parlarne. L'ultima Finanziaria ha anzi tagliato 20 milioni previsti per i centri antiviolenza. "Il patrocinio gratuito delle vittime che promette il governo non cambierà nulla" precisa subito Di Sciullo.
"Le donne violentate avranno lo stesso diritto riconosciuto agli sfrattati, e poi? Lo Stato non finanzia l'apposito fondo". L'avvocato di Telefono Rosa è una donna piccola, testa di ricci neri, qualche vistoso gioiello d'oro. Non sorride quasi mai. Da questo osservatorio la certezza della pena invocata dalla politica appare una battuta estemporanea. "Passano 65 mesi per ottenere una sentenza definitiva: cinque anni almeno per vedere uno stupratore condannato. La custodia cautelare obbligatoria è una buona misura. Purché i magistrati si impegnino a convocare le udienze entro la decorrenza dei termini. Spesso accade il contrario".
L'idea di sedersi un giorno indefinito davanti a un giudice che chiederà "Signorina, ci ricordi i fatti" spaventa sempre. L'urgenza è dimenticare. Un calvario giuridico senza garanzie: la possibilità di proscioglimento dell'imputato resta alta. "Sono fondamentali le prime ore per la raccolta delle prove. La vittima deve resistere all'impulso di lavarsi subito".
Soltanto pochi ospedali prevedono automaticamente tampone vaginale, prelievo del liquido seminale, fotografia delle lesioni. Dieci anni fa, Telefono Rosa difese quattro ragazze violentate nel parco di Villa Borghese. "Riuscimmo ad incastrare l'aggressore soltanto grazie alla prontezza di una delle vittime, che aveva tenuto gli indumenti strappati e guidato i poliziotti. È capitato anche - ricorda l'avvocato - di vedere una donna arrivare con la mutandina insanguinata sigillata in una busta, ma era una turista americana".
La sensazione è che le vittime siano sempre sole. Che si sia fatta tanta strada senza allontanarsi molto. ""Era consenziente" continua a essere la difesa più classica dell'imputato" racconta Di Sciullo. Nei casi di violenze sessuali compiute da partner (6 su 10), pesa ancora la discrezionalità del giudice. "Non trattandosi di estranei bisogna interpretare l'effettiva volontà della donna". Nei corridoi di Telefono Rosa giocano bambini, aspettano le mamme. "Ci sono ancora molti ostacoli legali e culturali da superare" spiega la penalista.
"Recentemente un magistrato ha sostenuto che infilare la mano in una scollatura è un "corteggiamento maldestro". È capitato a me. Ma questo è dovuto anche al fatto che in Italia non esiste ancora il reato di molestie sessuali: le pare possibile?". Corteggiamento. Maldestro. La strada da fare è ancora tanta. (fonte: Repubblica)
E non è ancora finita! Ecco i dati diramati dal Viminale: sei stupri su dieci sono ad opera di italiani.
Più di sei violenze sessuali su 10 sono compiute da italiani. E' il dato rilasciato dal Viminale durante un convegno dedicato alla violenza sulle donne, che si è tenuto a Roma. Il ministero dell'Interno ha reso noto che gli autori di stupro sono di nazionalità italiana nel 60,9% casi. Solo il 7,8% dei violentatori, invece, è romeno, mentre il 6,3% è marocchino. Il ministero precisa poi che le vittime sono donne nella gran parte dei casi (85,3%). Nel 68,9% sono di nazionalità italiana.
I numeri sono nazionali, ma ci sono anche dati relativi alle singole zone e città. "Vicino Roma il dato cambia", ha sottolineato il capo di gabinetto delle Pari opportunità, Simonetta Matone. Rimane la prevalenza degli italiani, ma nei dintorni della capitale la percentuale scende "al 48%", mentre quella dei romeni "sale al 28%".
Dalle informazioni a disposizione del Viminale si evidenzia anche che a Milano, ad esempio, le violenze sessuali sono diminuite nel triennio 2006-2008: si passa dai 526 episodi del 2006 ai 480 del 2008. Anche qui però prevalgono gli italiani tra gli autori del reato: nel 41% dei casi denunciati il responsabile è cittadino italiano, nell'11% romeno, nell'8% egiziano e nel 7% marocchino. (fonte: Affari Italiani).
E allora? La vera festa della donna inizia oggi: giacché dal 9 marzo al 7 marzo dell'anno successivo conta agire in aiuto delle donne! Non crederanno di certo che un mazzetto di mimose sia sufficiente a mettere a tacere la realtà fatta di violenze, discriminazioni e mancanza di tutela cui le donne vanno incontro?? Cosa pensano di mettersi a posto la coscienza con due chiacchiere istituzionali e poi chi s'è visto s'è visto?? Con la giustizia che ci mette secoli per fare il suo corso, donne abbandonate a se stesse e uomini che, come la metti la metti, la fanno SEMPRE franca e vengono SEMPRE giustificati! Sempre.
Non so quanti di voi hanno visto il tg1 delle 20,00. Se l'avete visto forse potete intuire già da subito il motivo della mia indignazione. In prima serata, davanti milioni di telespettatori e donne... hanno intervistato uno "stupratore pentito". Analizziamo, che cosa significa "stupratore pentito"?? Uno che violenta e poi si pente di averlo fatto. C'è solo un piccolo dettaglio: NON ESISTE PENTIMENTO, NON ESISTE! Hai fatto del male a una donna nel modo peggiore e non puoi cavartela così facilmente blaterando due frasette sul fatto che stai provando lo stesso dolore che hai dato alla vittima... pensando così di sollevarti la coscienza e redimerti! Non è così facile! E non pensare che lo sarà per te, solo perché hai avuto la ribalta televisiva per dirlo. Non c'è perdono e tu non ne avrai mai. MAI. Dici di provare, di CAPIRE il dolore IMMANE che la donna che hai violentato sta provando... Capire? Capire cosa? Cosa credi di aver capito? Quella ragazza si porterà il segno dell'abuso per tutta la vita, per tutta la vita! Una vita rovinata: vedrà davanti ai suoi occhi mille volte prima di dormire quella scena. Avrà difficoltà a relazionarsi con la gente, specialmente con chi le vuole bene e cerca di aiutarla. Non guarirà mai da quel trauma. E tu vai in televisione?? Pensi di essere un eroe, un esempio da seguire per questo?? Ad un certo punto ha detto, specificando che non è un'attenuante, che nell'infanzia è stato abusato... e per questo ha usato violenza su una donna; il trauma enorme di abusi infantili lo conosciamo fin troppo bene... ma che colpa hanno le donne? Perché cercare di sfogare un trauma del genere violentando una donna, che colpa ne ha lei?? Sono gli uomini ad abusare e NON le donne, non dimentichiamo questo particolare.
Dunque, la scena di ieri sera al tg1 è persino diseducativa, intervistare in televisione uno stupratore invece che educare i possibili cani a non farlo finisce per produrre l'effetto opposto: ossia, uno vede che se compie abuso e violenza in qualche modo se la cava (il tizio aveva scontato SOLO 4 anni...) e lo portano addirittura in televisione come un sopravvissuto, un reduce, un eroe.
Insomma, lo stupratore deve essere compatito.
Mentre la donna è quella che "se l'è cercata".
E voi credete davvero che un mazzetto di mimosa sia sufficiente per tenermi a bada?? Per farmi stare zitta??

6 commenti:

La Lunga ha detto...

ho letto solo a tratti il tuo post oggi sono di corsa... ma vieni da me e dimm iche ne pensi di una situazione così!!!! a me è venuto una rabbia quando la mia amica me l'ha detto!!! ma ci diamo la zappa sui piedi da sole, come facciamo ad avere dei diritti????

katiu ha detto...

Non ho parole.
Come giustamente si chiede La Lunga: come facciamo ad avere dei diritti?!?!?

Bah, mistero!

Le Favà ha detto...

Il potere logora chi ce l'ha non chi non ce l'ha. Chi non ce l'ha al massimo vorrebbe averlo solo per cambiare radicalmente le cose.

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Ho parlato anch'io dell'otto marzo nel mio penultimo poste e certo non come festa vuota e banale da festeggiare con mimose a profusione...

Si deve poter riflettere su quello che é la condizione della donna e non solo l'otto marzo.

fabrax ha detto...

grazie Silvia, sei stata gentilissima

Gatta bastarda ha detto...

la vignetta è geniale...se mi ricodro la metto il prossimo 8 marzo