Come già anticipato, ecco la seconda e ultima parte del reportage sulla condizione delle donne in Pakistan di Francesca Caferri. In appendice del post non farò alcuna considerazione personale perché credo che quanto scritto nel servizio sia più che esauriente e credo che una mia opinione sia persino superflua. Nonché scontata visto l'argomento.
Ricordo a coloro che non avessero letto la prima parte del reportage che potete recuperarlo leggendo il post precedente a questo (il Pakistan delle donne /1).

"Non ho mai pensato che il governo potesse aiutarmi": Sakina Bibi, vedova, ha sei figli. Sopravvive di elemosine nelle strade di Islamabad. Sulla carta, gli esecutivi che si sono succeduti negli ultimi vent'anni di storia pachistana hanno fatto molto per le donne: la legge contro la violenza che ha creato i centri come quello di Saira, l'introduzione di quote nei Parlamenti regionali e in quello nazionale, oltre alle norme che incoraggiano le pari opportunità. Il paradosso è che queste riforme non sono state realizzate quando al potere c'era la carismatica e progressista Benazir Bhutto, ma bensì il suo acerrimo rivale Pervez Musharraf: il generale che ha tenuto il Paese sotto il pugno di ferro per nove anni, fino allo scorso agosto, quando è stato costretto alle dimissioni. "Vero, era un dittatore, ma quello che ha fatto per le donne è incredibile rispetto all'apatia del passato", sostiene Ghazala Saeed, numero due della Progressive women association, gruppo che offre supporto alle vittime di violenza. "In questi anni ho visto ragazze bruciate vive, violentate, picchiate nell'indifferenza di giudici e poliziotti. In Pakistan le donne sono considerate come pezzi di carne", aggiunge Ghazala, che ha cresciuto le sue due figlie "come maschi, perché sappiano difendersi". Se non fosse stata uccisa, Benazir Bhutto avrebbe fatto qualcosa per loro? "Forse sì, perché i tempi sono cambiati e anche lei ne avrebbe sentito il bisogno", risponde Shabih Zehka, avvocata ventottenne. Per lei "era un modello". Ma la sua storia non può essere considerata esemplare. "Benazir era brava e carismatica, però è sopravvissuta in un mondo di uomini perché aveva alle spalle una famiglia potentissima. E alla prova dei fatti ha "giocato" da uomo: a parte qualche piccola legge, non ha sentito la necessità di fare qualcosa di davvero efficace per le donne". Giacca nera su sari bianco, capelli raccolti, cartella sottobraccio, ogni giorno Shabih rappresenta in tribunale mogli vittime di violenza o che chiedono il divorzio: "Ne ho viste tante, troppe. Ecco perché non voglio sposarmi. Finora ci sono riuscita, ma anch'io ho alle spalle una famiglia importante. Per una donna normale sarebbe impossibile". Una donna normale era Abida Yasmeen, 28 anni come Shabih, ma con una storia molto diversa. Fino a quattro anni fa Abida lavorava come segretaria in una scuola superiore di Rawalpindi. Un giorno alcuni ragazzi vennero a chiedere informazioni. Con la scusa che era tardi, i ragazzi si offrirono poi di accompagnarla a casa: fu l'inizio di quattro giorni di stupri di gruppo e consumo obbligato di droghe. Abida riuscì infine a fuggire. Con l'aiuto di una Ong, trovò il coraggio di denunciarli. "Voglio giustizia, ma finora ho visto solo promesse, i miei stupratori sono legati a un politico potente, non sono nessuno. Non so quanto ancora resisterò. La mia famiglia mi sostiene, ma non posso tornare a casa: si vergognano di me". Il problema, sottolinea Samar Minullah, è proprio questo. "Le leggi ci sono, ma nessuno si preoccupa di farle rispettare. Quando i potenti la fanno franca, perché i poveri dovrebbero sentirsi in obbligo di rispettare le leggi?".
E poi, c'è il caso del Baluchistan. L'uomo che ha deciso l'esecuzione delle tre ragazze è il fratello di un politico del Ppp. Samar racconta il particolare e poi spiega come sia tutto lì: quella parentela è stata molto importante, secondo lei. Anzi, "fondamentale" per far scattare il tentativo di insabbiamento. "E' una questione di mentalità", aggiunge. "Gli uomini in Pakistan vedono le donne come oggetti. Anche quelli che si dicono aperti e progressisti, come Zardari".
Certo, oggi è impossibile sapere se le speranze che queste donne riponevano in Benazir si sarebbero mai realizzate. Ma è difficile pensare che la figlia di Zulfikar Ali Bhutto avrebbe chiamato due uomini controversi come Zehri e Bijarani a far parte del suo esecutivo. Sapeva bene quale danno d'immagine una simile scelta avrebbe potuto provocare. "Benazir aveva moltissimi limiti, ha commesso parecchi errori, ma è riuscita a garantire la presenza delle donne nella mappa politica del Pakistan", conclude Maliha Zia, della Aurat Foundation di Islamabad. "Io stessa l'ho spesso contestata. Però era un modello che permetteva di dire 'posso farcela anche io'. Oggi non c'è più e a noi restano solo punti interrogativi".















9 commenti:
Sono senza parole, e sì che di cose da dire ce ne sarebbero.
Vivere in un paese dove la donna è considerata meno di una scatola di caramelle è, a mio avviso, una cosa ignobile. Anzi, direi proprio che per me è una cosa inconcepibile. Perchè sono donne, sono esseri umani, come tanti altri.
Eppure ogni giorno si sentono di bambine, ragazze, donne, che vengono stuprate non solo fisicamente, ma soprattutto nell'anima.
"Non posso tornare a casa perchè si vergognano di me". Ma come?!?!? Ma in che mondo e mondo una famiglia ti volta le spalle dopo quello che è successo?!?!?
Sai una cosa Silvia? Ammetto che, noi donne italiane, o meglio IO donna italiana, tante cose non riesco proprio a capirle, a concepirle, a capacitarmene, perchè sono cresciuta in una famiglia che mi ha insegnato il rispetto.
E cosa posso fare per il resto delle donne che questo insegnamento non sanno nemmeno cosa sia? Lottare? Urlare?
Katiuscia, comprendo appieno la tua inquietudine e il tuo senso di annichilimento e impotenza a fronte di queste realtà. Oltre a dire che è assolutamente INCONCEPIBILE che una femmina, in quanto tale, sia costretta a questa vita, a questa concezione che la vuole "inferiore" da esseri che per loro stessa perversa natura sono INFERIORI, posso aggiungere che il tuo parlare di donne e bambine "come esseri umani come tanti altri" è sbagliato: le bambine, ragazze, donne SONO ESSERI UMANI... e gli altri NON sono umani! Dal momento che se il grado di "umanità" di un individuo si misura dalle sue azioni, beh, nella storia del genere umano la donna non si è MAI macchiata dei crimini aberranti tanto facili agli uomini; guarda ciò che sta accadendo in Austria, al processo a quel cane che ha segregato la figlia per 24 anni stuprandola e facendole generare 7 figli incestuosi, di cui uno ucciso da lui poco dopo la nascita. Rischia l'ergastolo, ora. Ma forse non hanno capito che questo cane merita peggio del processo di Norimberga! Il cane si dice "pentito dal profondo del cuore", pentito perché l'hanno scoperto altrimenti avrebbe continuato l'abominio sulla figlia finché non schiattava! Amesso che il Demonio possa schiattare. Non esiste più la Pietà: perché lui, loro l'hanno uccisa per sempre quando hanno dichiarato "guerra" alle donne. E ora il momento di fare le brave, di usare le buone maniere è finito. Nessuna donna, NESSUNA, si è mai macchiata di un crimine così efferato e aberrante verso un uomo... e da questo viene da sé su chi sia UMANO e su chi NON lo sia.
Sai, il fatto che una famiglia possa "vergognarsi" quando una figlia viene abusata: è "pratica" comune in certi Paesi... e giusto per non allontanarci troppo, fino a 30 anni fa anche in Italia era così: se una donna veniva "disonorata" perché violentata non aveva scampo, era finita! Infatti c'era una legge che se il violentatore sposava la ragazza tutte le accuse a suo carico decadevano automaticamente; succedeva quando il codice civile prevedeva il delitto d'onore... abrogato nel 1981. 28 anni fa.
Il punto è che io so esattamente quale sia, sì, quale sia la ricetta per porre fine a tutto questo. Si può insegnare l'emancipazione a queste nostre sorelle, ma nonostante questo il punto rimane sempre lo stesso: combattere il MALE che le assoggetta, distruggere questo MALE ASSOLUTO! Non urlare, no: agire, combattere, distruggere!
Una cosa su tutte mi permetto di ricopiare dal tuo discorso: gli altri NON sono umani.
Chiunque compia atti del genere non può essere considerato umano, e come tale andrebbe giudicato.
Non mi pronuncio sul mostro austriaco di questi giorni, io l'avrei già messo al rogo tempo fa, quando ha voluto far credere a tutti che la figlia fosse scappata ed invece la teneva peggio di un cane in cantina.
Agire, combattere: bisognerebbe mettersi tutte insieme e per una volta tanto far capire che NOI donne siamo qua! Che ci siamo, abbiamo una vita, una testa, un cuore, e non solo un corpo da sfruttare.
Katiuscia, non posso che sottoscrivere in pieno le tue parole! E' il mio sogno: unirci, tutte le donne del mondo, e finalmente rivendicare con forza... ANCHE CON LA FORZA il Rispetto! Rispetto della nostra dignità, della nostra vita, del nostro cuore, della nostra testa! E' il mio sogno più grande vedere il giorno in cui saremo incazzate e unite tutte sullo stesso fronte!
Fa male leggere certe cose. Fa male.
povere donne!
Ottimo e interessante reportage!
Bellissima la tua caricatura ^___^
A proposito di facebook si mi farebbe piacere però io ho scelto fin dall'inizio di non scrivere il mio nome e cognome sul blog.
Se vuoi ti mando io la richiesta di amizia con un messaggio così capisci che sono io ( sei registrata come Silvia Ponzo?)
A presto ciao
Avevi ragione, la seconda parte é ancora più dura.
Iâve been into blogging for quite some time and this is definitely a great post.Cheers!
generic paxil
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