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"Non si nasce donne: lo si diventa con il tempo e la volontà"

(Simone de Beauvoir)

mercoledì 7 gennaio 2009

questo paese non è una pensione!

Un paio di settimane fa sul blog di Daria Bignardi ho trovato questo interessantissimo pezzo sulla questione di allungare l'età pensionabile a 65 anni per le donne, avanzata da Brunetta, a seguito dei richiami in merito dell'Unione europea. Leggete con me l'articolo, che vi riporto di seguito.



Lavorare fino a 65 anni? Anche più, se ci fosse parità vera

Brunetta lo conosce il «pacchetto» che tocca quotidianamente a noi donne?
Facciamo finta che quella del ministro Brunetta sull’equiparare l’età della pensione di uomini e donne non sia una cosa seria, che sia solo una provocazione, una battuta, o una distorsione dei media. Facciamo finta che non ci siano lavori che spezzano la schiena e risucchiano l’anima, e facciamo anche finta che, se decidessimo di equiparare i diritti di uomini e donne, dovremmo cominciare dai salari e dall’accesso al lavoro e non dall’età della pensione. Facciamo finta che la Corte europea, che chiede l’equiparazione, non abbia chiesto anche un sacco di altre cose delle quali il governo se ne infischia. Facciamo finta che in Italia non ci sia un’ostinata mancanza di attenzione ai problemi delle donne, che non manchino gli asili nido, che non ci siano mariti separati che non mantengono i figli, facciamo finta soprattutto, anche se per farlo dobbiamo prendere psicofarmaci o farci ipnotizzare, che in Italia la cura della famiglia sia equamente divisa tra maschi e femmine. Facciamo finta, ma solo finta, che quello del lavoro non sia un problema troppo serio per scherzarci sopra, e gridiamo a Brunetta il nostro: «Magari!». Magari, caro ministro, le donne potessero andare in pensione non a sessantacinque ma a cento anni. Trenta milioni di Rite Levi Montalcini, fresche di parrucchiere, sorridenti e innamorate del proprio lavoro. Per la maggior parte delle donne, tranne quelle che fanno lavori orrendi o usuranti, tranne quelle che sono sfruttate, lavorare è una vacanza, un diversivo, una passeggiata rispetto al pacchetto all inclusive che tocca loro dal momento in cui decidono di farsi una famiglia (ma anche alle single incallite tocca prima o poi, perché prima o poi i genitori anziani li hanno tutti, o almeno lo si spera, e di uomini che si prendono cura quotidianamente dei bisogni dei genitori ce ne sono in giro pochi). Se non arrivassero al lavoro già mezzo morte per essersi alzate prestissimo a fare un po’ di lavori di casa, passare dal supermercato e accompagnare i figli a scuola prima di andare in ufficio, se durante la giornata non dovessero tenere un compartimento di attenzione sempre acceso sugli orari di scuola dei figli, chi li va a prendere, chi li porta in piscina, se hanno preso la medicina, che cosa si mangia stasera, chi va a ritirare i maglioni in tintoria, quante ore ha fatto questo mese la baby-sitter e quante la badante del nonno, e devo fare il bancomat perché la baby-sitter non prende gli assegni, e la donna a ore ha le vampate della menopausa e i figli che la fanno dannare e non stira più, e bisogna comprare la sabbia del gatto, e sono finiti i succhi di pera per la colazione di Ciccio, e Ciccia che è in prima media alle due che cosa mangia, e sarà asciutta la tuta che domani è già giovedì e ha ginnastica? Ma, anche con una porzione di cervello sempre rivolta agli esseri adorati ai quali vorremmo dare il meglio di noi, e ai quali a volte diamo il peggio tanto siamo frantumate, lavorare ci piace un sacco, e ci viene anche molto bene. Non dico meglio, caro ministro, perché sembro di parte. Però lo penso. Ma questa è un’altra storia.

Di Daria Bignardi
***
Il punto è che manca REALE tutela, reale attenzione, reale volontà di venire incontro alle donne! Da qui parte tutto, lì sta il difetto del meccanismo: sporadiche iniziative (dettate poi da richiami esterni e non da vera presa di coscienza) tese a farci fantasticare una parità di trattamento che nei fatti concreti non esiste non servono a nulla! Bisogna partire dalla base del problema. Rendere le donne più in condizione di lavorare, andare incontro alla necessità di conciliare vita lavorativa con l'immancabile attività di madre/moglie, rendere paritaria la situazione salariale, non minacciare di licenziamento qualora ci sia una gravidanza... Questi sono dati di fatto di una società, la nostra, che parla bene e razzola male, malissimo! La vita delle donne è più complicata, è costellata di rinunce, bocconi amari, compromessi e sacrifici di gran lunga superiori a quelli cui deve abbassare il capo un uomo; le donne si confrontano quotidianamente con discriminazione e pregiudizio. Intrappolate in un immaginario, in uno stereotipo, in un ruolo vecchissimo e decrepito di angeli del focolore che naturalmente devono RESTARE in casa e quelle che hanno la possibilità di lavorare fuori casa, oltre che sentirsi privilegiate e miracolate, devono rammentare sempre che sono lì - in quell'ufficio, in quella fabbrica ecc. - per gentile concessione del sistema lavorativo maschile che le tollera a fatica. E sapete, la cosa peggiore è che spesso sono le stesse donne a remare contro le loro sorelle: additandole malamente quando queste "trascurano" i loro doveri di madre/moglie per lavorare (come racconta Concita De Gregorio in Malamore, quando durante un convegno una matrona si scagliò contro di lei perché alle otto di sera si trovava lì invece di essere a casa a preparare la cena ai figli...), anche se non trascurano affatto i loro compiti familiari. Perché questo (anche nella testa delle donne) è tutto parte di un antico retaggio che immobilizza, inchioda la donna al ruolo di colf, badante, domestica al servizio del marito che porta i soldi a casa. E allora io dico, questa mentalità va cambiata. Alla base del problema occorre portare rimedio! Finché non verranno abbattute queste idee polverose e logore... il lavoro al femminile sarà sempre pieno di ostacoli e pregiudizio!
Ora, relativamente alla questione pensione, io penso che il problema non è far lavorare una donna fino a 65 anni (l'età è un dettaglio... non conta: potrebbe essere 50 anni, come 70, 90 o 200!!!), ma far sì che ciò che è stato stabilito di diritto per un uomo sia stabilito e accessibile anche alle donne! Non è importante, capitemi bene, che le donne lavorino fino a quell'età... quanto che si COMPRENDA che NON CI DEVONO ESSERE DISTINZIONI, DUE PESI E DUE MISURE, UN DIVERSO METRO DI VALUTAZIONE QUANDO SI PARLA DI DONNE E DI UOMINI. Quello che viene applicato a uno deve poter essere applicato a tutti! Ecco il punto focale! Non è giusto che ci siano due diverse valutazioni, solo perché da che mondo è mondo le donne sono sempre svantaggiate rispetto agli uomini.
Quindi, piuttosto, abbassiamo l'età pensionabile affinché si possa lasciare lavorare i giovani (ché siamo un Paese per vecchi, impantanato nell'immobilità più totale) e che tale età sia abbassata per entrambi i generi: e non che gli uomini restano dove sono e le donne sono costrette ad andare via! La parità sta anche e soprattutto in questo.
E chiediamo più tutela e rispetto per le madri/mogli lavoratrici, ché mandano avanti l'economia come e meglio di un uomo. Certo, potrei risultare troppo di parte... Ma sì, dico "meglio" degli uomini e lo penso. Ma questa è un'altra storia... (nemmeno poi tanto "altra", in effetti...).

14 commenti:

katiu ha detto...

Verissimo! Non bisognerebbe avere due pesi e due misure, ma essere equiparati. Allora sì chiederei di lavorare anche fino a 90 anni anzichè 65 .. il problema è che se si va avanti di questo passo certe persone lavoreranno per 5, mentre altre continueranno a starsene in panciolle....

Ma poi ... noi trent'enni andremo mai in pensione?!?!? Ba, mistero!

articolo21 ha detto...

Riflessioni che andrebbero fatte molto più in alto di noi...

Lucien ha detto...

Quando penso che mio padre è andato in pensione a 47 anni mi viene fastidio pensando che iomi dovrò fare vent'anni in più. Ora ci tocca pagare i conto, ma si sta cominciando ad esagerare nell'altra direzione

Gatta bastarda ha detto...

le donne lavorano in casa fino alla morte spesso lavoro più duro di quello di molti uomini... quindi brunetta deve solo andare a quel paese... o se no comincia a fare delle riforme di welfare decenti... come in nord europa...più asili con orari diversi per venire incontro alle mamme, incentivi, mense takeawey nei posti di lavoro per avere la cena pronta per la famiglia, ecc... ma figurati...
a lui basta sfruttarci ancora un pò sia al lavoro che a casa.

Follementepazza ha detto...

Sono d'accordo su tutta la linea...
soprattutto sull'abbassare l'età pensionabile...per dare spazio nel lavoro ai giovani...

xina ha detto...

D'accordissimo su tutto, leggendo l'articolo della Bignardi mi sembrava di guardarmi allo specchio e vedere i miei occhi stanchi e tristi.....stanchi di lavorare 7ore fuori casa e 4-5 dentro casa (più le notti insonni causa bimbo), stanchi di correre correre e sentirsi inadeguata sia come lavoratrice che come mamma e moglie, stanchi e forse soprattutto tristi di dover scegliere tra allargare ancora la famiglia o continuare a lavorare....

l'incarcerato ha detto...

Hai proprio ragione Silvia, ottima riflessione!!

ps Grazie per l'aiuto!!

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Che Brunetta sia uno fuori di testa era risaputo.

Assurdo. E poi non si dovrebbe lavorare di meno invece che di più?

PS: Ho bisogno di te e dei tuoi lettori per favore per un appello importante sul mio blog per aiutare una madre ad avere giustizia.

Ciao e grazie
Daniele

Pupottina ha detto...

Ciaoooooooo
un saluto al volo... mentre sono in via di guarigione....

alb100 ha detto...

anche a me i negramaro piacciono, spesso mi capita di ascoltarli e le canzoni + belle prima o poi finiscono sul mio blog ;)
un salutone,
alb

Le Favà ha detto...

Basterebbe una semplice parità sullo stipendio. Le donne già di per sè lavorano di più, poichè prendendo meno, contribuiscono poco con il lascito dei contributi futuri per la pensione. Il senso di una pensione dovrebbe venire da che lavoro fai. Esempio un muratore che si alza presto alla mattina e si fa un mazzo tanto, potrebbe anche finire prima. Diciamo 60 anni. Poi avrà una vita di reumatismi e mal di schiena. Penso che possa bastare.

Un impiegato, sincerimento a parità di lavoro fa meno fatica..quindi i 65 anni potrebbe benissimo tenerli.

E' una distinzione sul lavoro. Semplicemente. Oppure basterebbe che non si rubasse più in questa italia. Cosa assai difficile/impossibile.

Ciao!

SCHIAVI O LIBERI? ha detto...

Facciamo finta che sia un sistema giusto, facciamo finta che la società sia a favore dell'essere umano invece che contraria. Si dovrebbe lavorare meno, anche gli uomini per poter accudire i propri figli aiutando le mogli. Lavorare meno ma tutti.
Un caro saluto.

Danx ha detto...

Che ne dici invece di: Oggi muoio, ma domani forse mi assumono? ahahah

Silvia ha detto...

Danx: carina!!!! Hai ragione!!!!!!

;-)