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"Non si nasce donne: lo si diventa con il tempo e la volontà"

(Simone de Beauvoir)

domenica 30 novembre 2008

world aids day: fermare l'aids è l'imperativo!

Durante la Conferenza di Città del Messico, svoltasi in agosto, utilizzando un modello matematico è stato dimostrato che se si estendesse la cura antiretrovirale dall'attuale 50% dei sieropositivi al 75%, si riuscirebbe a evitare circa il 60% dei probabili contagi previsti per i prossimi 25 anni. Aumentare i programmi di prevenzione per evitare che nuove persone contraggano l'HIV, il virus reponsabile dell'AIDS, e curare chi è già stato infettato ma non ha ancora sviluppato la malattia, sono le due armi principali per evitare che tale infezione si diffonda sempre più, come sta avvenendo in Africa.



Conferenza mondiale Aids, in Africa è emergenza per le donne: sono il 60% dei contagi
La chiamano un'epidemia dimenticata, quella che nell' Africa Subsahariana sta aggredendo soprattutto donne e giovanissime: al punto che le donne sono ormai il 60% delle persone colpite dal virus Hiv. E' stata definita così nella conferenza mondiale sull'Aids tenutasi lo scorso agosto a Città del Messico, nella quale le donne di tutto il mondo sono numerose e sono una presenza decisamente attiva, tanto nel mondo della ricerca che in quello delle associazioni e dell'attivismo.
"È tempo di promuovere la leadership delle donne", ha detto il direttore esecutivo del Fondo per la popolazione delle Nazioni Unite (Unfra), Thoraya Obaid . "Per invertire la progressione della diffusione del virus Hiv - ha aggiunto - dobbiamo mettere fine alle disuguaglianze di genere che alimentano la malattia". In questo congresso nel quale, con una convinzione senza precedenti, la lotta contro l'Aids si sovrappone alle battaglie per i diritti umani, c'è una chiara percezione che il rispetto dei diritti delle donne sia il modo migliore per prevenire nuove infezioni nelle donne e per migliorare la qualità di vita nelle donne colpite dal virus Hiv. "In primo luogo è necessario che le giovani donne imparino a conoscere e a far rispettare i loro diritti", ha osservato Ines Alberdi, direttore esecutivo del Fondo delle Nazioni Unite per le donne (Unifem). "Agire subito" è stata una delle frasi più ricorrenti nel corso della conferenza mondiale ed è già stata pronunciata, anche gridata, molte volte in quei giorni.
I dati sul volto femminile dell'Aids non lasciano spazio a esitazioni o ritardi. Basti pensare che nel mondo le donne sono il 50% delle persone con il virus Hiv e le donne più giovani (fra 15 e 24 anni) corrono un rischio di infezione due volte e mezzo maggiori rispetto a quello che corre un uomo. Nel 2007 15,5 milioni di donne nel mondo viveva con il virus Hiv (nel 2001 erano 14,1 milioni) e la tendenza registrata finora prevede che i casi nelle donne continueranno ad aumentare ovunque. Eppure le ragioni che rendono le donne così fragili davanti al virus sono note: scarsa conoscenza dell'Aids, insufficiente accesso ai servizi di prevenzione, incapacità o impossibilità di praticare sesso sicuro, assenza di metodi di prevenzione femminili.
Il maggior numero dei contagi è tra le donne sposate. Nei Paesi in via di sviluppo sono le donne sposate e monogame le più colpite dal virus Hiv. Secondo il rapporto presentato dall'associazione Population Action International nella conferenza mondiale sull'Aids di Città del Messico, "il matrimonio viene spesso percepito come un fattore di protezione, ma non lo è". Lo testimonia il fatto che anche i Paesi in cui il numero di nuove infezioni si è ridotto, la maggior parte di esse avviene adesso tra le donne sposate e monogame.
In Cambogia la trasmissione avviene in coppie stabili: dove quella da marito a moglie è la principale modalità di trasmissione del virus Hiv, responsabile di due quinti delle nuove infezioni. Il problema, rileva l'indagine, è che "l'uso del condom continua ad essere molto poco diffuso nelle coppie sposate e con i partner fissi", mentre "resta associato alle situazioni di infedeltà o prostituzione".
E un recente studio del programma sull'Aids delle Nazioni Unite (Unaids) ha calcolato che il 90% delle donne sieropositive sono state infettate dal marito. Nei Paesi più poveri le conseguenze di questi comportamenti trasformano il sesso non protetto nel secondo fattore di rischio per la salute delle donne e la quinta causa di morte. Una situazione tanto più grave considerando che, sempre nei Paesi in via di sviluppo, si calcola che nei prossimi dieci anni ben cento milioni di giovani si sposeranno prima di compiere 18 anni. (fonte: il Messaggero)




Clinton: cure a tutti, il più presto possibile

Farmaci anti-Aids per tutti "il più rapidamente possibile": per Bill Clinton la corsa contro il tempo è decisiva per avere ragione dell'epidemia. L'ex presidente degli Stati Uniti lo ha detto durante la conferenza di Città del Messico. Rendere disponibili prevenzione e farmaci in tutti i Paesi entro il 2010 è una promessa, ma "adesso - ha detto il padre della Fondazione Clinton - dobbiamo trovare urgentemente le strategie più efficaci per mantenerla. La ricerca è una priorità e va finanziata, ma da sola non basta". Parallelamente, ha aggiunto, vanno ricostruiti i sistemi sanitari, rivisti i sistemi di assicurazioni sulla salute e i costi. "Finora, grazie all'impegno della Fondazione Clinton, della Fondazione Bill e Melinda Gates e del Fondo Globale contro turbercolosi, Aids e malaria siamo riusciti a portare i farmaci a tre milioni di persone nei Paesi in via di sviluppo", ha proseguito l'ex presidente, ma le nuove infezioni continuano ad aumentare ovunque. "I nuovi casi sono 50 volte più numerosi nei Paesi in via di sviluppo che nel Nord del mondo", ma anche i Paesi industrializzati devono affrontare nuove sfide. Una di queste, ha aggiunto, "é il riemergere delle infezioni da Hiv negli Stati Uniti". Per Clinton è chiaro che nel Nord come nel Sud del mondo si devono mettere in atto tutti i diversi approcci disponibili per garantire la prevenzione e, parallelamente, vanno riorganizzati i sistemi sanitari.


Malay, a 11 anni diventata vittima di guerra e dell'HIV

Aveva 11 anni quando i suoi genitori vennero uccisi da truppe ribelli in Liberia e lei venne catturata, violentata e costretta a uccidere e punire gli altri prigionieri. Oggi Malay ha 18 anni e racconta un incubo al quale si è aggiunto quello dell'Aids e che tormenta, con lei, migliaia di adolescenti in Africa. Nella conferenza mondiale sull'Aids di Città del Messico il tema dei bambini vittime di Hiv, guerra e povertà si perde quasi sotto la pressione di dover rispettare l'impegno di portare le cure a tutti entro il 2010. Quello dei bambini, però, è un dramma nel dramma, tanto che dei circa due milioni di bambini colpiti dal virus o rimasti orfani a causa di esso, moltissimi pensano al suicidio. Soprattutto in realtà come quella cui è costretta Malay. Finita la guerra e completamente sola al mondo, oggi riesce a pagarsi cibo e casa prostituendosi e, combattendo ogni momento contro lo stigma, cerca di studiare. "I soldati ribelli che mi avevano catturato mi volevano tutti come loro moglie, ci spostavamo da un luogo all'altro e dopo ogni attacco dovevamo bruciare e seppellire i corpi. Mi drogavano perché io continuassi a ubbidire", racconta la ragazza in una testimonianza raccolta dall'associazione Plan. Quando, dopo 13 mesi, Malay cadde nelle mani delle truppe governative la situazione non migliorò: "Sono stata costretta a vivere con loro, usata come divertimento per il sesso e a lavorare per loro lavando e cucinando". Finalmente è arrivata la libertà, ma l'incubo non è ancora finito. (fonte: Ansa)




C'è chi sostiene che per risolvere il problema dell'AIDS basterebbe astenersi da qualsiasi attività sessuale. Chi lo sostiene non so se lo faccia per ingenuità o, peggio ancora, perché è convinto DAVVERO che questa sia la soluzione più efficace, la soluzione per debellare il problema. Se fosse così, beh, sarebbe veramente triste...
Chi sostiene questa "teoria" forse non si rende conto che astensione o meno dal sesso... non cambia il fatto che la malattia continuerebbe ad ESISTERE e, di certo, non facendo l'amore non finirebbe per sparire spontaneamente! Ma continuerebbe a flagellare tantissime persone. Il punto è che, oscurantisti a parte, aggirare l'ostacolo andandosi ad appellare ad improbabili alibi o scuse è INUTILE: il problema rimane! Non cambia di forma o espressione solo perché lo mettiamo in un modo che dovrebbe essere più tollerabile ai nostri occhi! E, ripeto, non è il non fare sesso che fa sparire "magicamente" il virus e la malattia, mi auguro almeno che questo concetto sia chiaro...
L'unica soluzione è il sesso sicuro. Adoperare il preservativo. Essere informati. INFORMATE, soprattutto. E poter accedere alle cure, essere tutelati, assistiti, ecc. Non emarginare le persone sieropositive, ciò è un crimine.
Basta appellarsi a "moralità", a dettami, a lezioni logore: solo il preservativo è la soluzione per evitare il contaggio. Punto. E se questo è motivo d'offesa per qualcuno... Guardateli bene i volti offesi dei malati... delle malate africane... dei loro bambini che sono contagiati già nel grembo materno... proprio laddove dovrebbe esserci il luogo più sicuro del mondo. Guardate il flagello che flagella senza pietà poveri innocenti. E se la parola "preservativo" vi offende... fate in modo di smaltire l'offesa al riparo delle vostre stanze sicure, contemplando il silenzio. Lì fuori ci sono persone e creature che soffrono e muoiono.
L'unica cosa che ci può tutelare è un'accurata conoscenza dell'educazione sessuale, dei rischi e quindi una oculata scelta del sesso sicuro come arma e corazza per non incorrere nella malattia in esame.
Preservativo. Usate il cervello prima di usare il...

giovedì 27 novembre 2008

una petizione importante: "cibo contro mangime"

Rilancio anche qui da me una petizione che ho trovato dalla mia amica Rosa qualche giorno fa e prontamente firmata. V'invito a leggere e a firmare!
"Cibo contro mangime" è una petizione internazionale diretta alle Nazioni Unite e alla FAO: chiede semplicemente che, anziché ignorare la possibilità di diffondere l'alimentazione a base vegetale sia nei paesi industrializzati che nelle fasce più abbienti dei paesi in via di sviluppo, venga affrontato seriamente questo aspetto, perché questa è una delle cose che aiuterebbero molto i popoli che soffrono la fame.




Perchè partecipare

Gli sprechi dovuti alla trasformazione vegetale-animale non hanno solo il già noto impatto sull'ambiente, ma anche un grave impatto sociale, sul problema della fame nel mondo.

Per ottenere un kg di carne si devono mediamente dare 15 kg di mangimi vegetali agli animali d'allevamento, vegetali coltivati appositamente, che necessitano quindi di una quantità di terreni, acqua, sostanze chimiche, energia molto molto maggiori quelle che servirebbero se si coltivasse la terra per produrre cibi per il diretto consumo umano.

Diventa quindi sempre più pressante il problema chiamato "food versus feed", cioè "cibo per umani contro mangimi per animali".

Più passa il tempo, maggiore è la percentuale di terreni fertili che anziché essere coltivati per produrre cibo per gli esseri umani sono coltivati per produrre mangimi per animali.

Il grafico qui sotto fa vedere come sia aumentata la percentuale del consumo di cereali per mangimi dal 1960 (barra violetta) al 2003 (barra rosso bordeaux):




L'economista Frances Moore Lappé, ha calcolato che in un anno, nei soli Stati Uniti, sono state prodotte 145 milioni di tonnellate di cereali e soia.

Per contro, sono stati ricavati 21 miloni di tonnellate di carne, latte, uova. Facendo la differenza, si ottengono 124 milioni di tonnellate di cibo sprecato: questo cibo, avrebbe assicurato un pasto completo al giorno a tutti gli abitanti della Terra! Con il solo spreco degli USA.



Non è accettabile che un'enorme percentuale dei raccolti disponibili sia ancora utilizzata per nutrire gli animali d'allevamento, anche nella triste situazione in cui la fame e la malnutrizione uccidono quasi sei milioni di bambini ogni anno.

Se non facciamo pressione noi singoli cittadini, la lobby dell'industria zootecnica l'avrà sempre vinta, contro le persone, l'ambiente, gli animali.

Per approfondimenti:

Cosa puoi fare tu:
Invita i tuoi conoscenti a firmarla

AgireOra Network sostiene e diffonde questa petizione in Italia.

martedì 25 novembre 2008

25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Oggi è una giornata importantissima: il 25 novembre si celebra la Giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne. Una delle piaghe peggiori che l'Umanità tutta non è riuscita ancora a debellare e questo getta su di noi la Vergogna; o meglio: sugli uomini l'infamia e su noi donne l'offesa e l'oltraggio. Oggi è importante tenere a mente l'impegno per aiutare le nostre sorelle, le nostre madri, le nostre compagne, le nostre mogli, le nostre figlie, le nostre nipoti, le nostre amiche o colleghe a uscire dalla spirale della soprafazione fisica e psicologica. Ma occorre ricordare, e io non mancherò mai di farlo, che TUTTI I GIORNI DEVE ESSERE IL 25 NOVEMBRE: PERCHE' LE DONNE DEVONO ESSERE DIFESE E PROTETTE OGNI GIORNO. Offendere una donna è il crimine stesso contro l'Umanità, perché senza donna non ci sarebbe affatto l'Umanità. Siamo noi a partorire i figli e a rendere possibile un Futuro per questo genere umano. Siamo noi il terreno fertile in cui si compie il senso stesso dell'esistenza di questa civiltà umana. Siamo noi la "Terra Madre", in fondo. E per questo meritiamo... ESIGIAMO che ci sia dovuto quel sacrosanto Rispetto che spesso difetta nel genere maschile. Ebbene, uomini che ci offendete, in svariati modi, facendo del male a noi fate del male a voi stessi, tenetelo a mente. Senza di noi non avreste futuro!
Rammentatelo!
I dati da snocciolare sono tanti, come faccio quotidianamente, ma oggi non ne farò menzione, oggi voglio fare delle raccomandazioni, semplicemente: - e mi riferisco soprattutto ai maschietti - impegnatevi maggiormente e più decisamente a proteggere le donne che vi sono accanto, qualsiasi sia il legame chi vi unisce. Vi sarà reso merito di questo! E alle donne, dico: abbiate coscienza e consapevolezza dei vostri diritti, della vostra capacità e della vostra umanità; non temete di denunciare qualcosa che non va, ciò è sintomo di CORAGGIO e non di fallimento... non dovete farvi convincere che prendere una certa decisione sia segno di fallimento. Il fallimento, sorelle mie, è soltanto aver dato fiducia e aver creduto in qualcuno che vi ha dato indietro solo dolore, umiliazione e violenza. Non abbiate paura di dire NO!
Nessuna donna merita un destino di violenza, nessuna!
Chiedo che ci sia restituito il diritto di ESSERE DONNE IN PACE... proprio come a ogni uomo è consentito di essere uomo senza temere per sé.
Tutte le mie sorelle, in tutto il mondo, sono nel mio cuore costantemente.
E tutte voi che mi leggete siete mie sorelle! Grazie...




ROMPIAMO IL SILENZIO E L’OMERTA’ CHE CIRCONDANO QUESTE VIOLENZE!!

Il 25 novembre incolla il manifesto ed il suo messaggio sul tuo blog!!

Facciamo in modo che tutti nella stessa giornata abbiamo questo messaggio di protesta!

Facciamolo girare!!

domenica 23 novembre 2008

50 mila donne in piazza...

… perché, dovete sapere, al mondo non c’è niente di più pericoloso… di un branco di donne inferocite, disposte a tutto per difendere i propri diritti…
Ma, niente panico, non ho lanciato nessuna molotov… il mio amico articolo21 può stare tranquillo!!!
Ieri è stata una grande adunanza di donne, giovani e meno giovani, capelli scuri e capelli grigi, unite, sì, certamente nella lotta, ma prima ancora di questo: unite nella RITROVATA CONSAPEVOLEZZA di doverci unire, come unica via, per trasformarci in una “fortezza” capace di difenderci dagli abusi di uomini e di un Potere che vorrebbero farci soccombere alla loro legge. Si è invocato il valore della SORELLANZA, quella grande forza che unisce tutte le donne e ci rende identiche, ci rende uguali, ci rende in grado di rivendicare tutte assieme i nostri diritti e la difesa dei nostri corpi.
Musica, colori, slogan, manifesti, pelli chiare e scure, giovani, bambini e anziane, diverse tonalità di una medesima tavolozza che ha realizzato un dipinto magnifico! Non mi sono mai sentita così viva, così me stessa come ieri! Ho trovato il mio habitat naturale, ho trovato la dimensione che mi fa pulsare il sangue nelle vene e anima la mia coscienza, il mio cuore e il mio spirito. E’ stato come incontrare la pazzia all’interno di un percorso di consapevolezza e senno che io ho iniziato a percorrere dall’età di 10-12 anni; quando scoprii la mia anima femminista. All’epoca, lessi un’intervista a un’attivista degli anni 70, non ricordo bene chi fosse, e ne rimasi sconvolta, capii molte cose che fino ad allora avevo ignorato. Effettivamente, fino a quel momento, nella mia ingenuità infantile, quando mi capitava di “incontrare” nei libri di Storia, nei documentari ecc. cenni alla “condizione femminile nelle epoche passate” tiravo un sospiro di sollievo, ero contenta e mi ritenevo fortunata ad essere nata in un secolo in cui le donne avevano raggiunto la parità con gli uomini. M’ingannavo. Ebbene, leggendo l’intervista a questa donna, questa femminista dei 70s, come dicevo, capii tante cose, nel caso specifico l’intervistatore ad un certo punto le domandò come vedeva la condizione della donna oggi e se era soddisfatta della parità raggiunta, dopo anni di lotte. Lei diede una riposta che mi spiazzò, che mai avrei immaginato: disse che non solo la parità non era raggiunta, ma che addirittura le conquiste degli anni del movimento di liberazione sessuale… si stavano perdendo. Restai senza parole! Ma come, e io che mi beavo dell’epoca in cui vivevo?! Lei spiegò che se ci guardavamo attorno i posti di potere nelle aziende o in politica sono tutti ancora appannaggio, onnipresente, degli uomini, che le donne continuano ad avere poco spazio, che in televisione la donna fa la “valletta” e mai un ruolo attivo e meno denigrante; disse che ancora oggi l’unico modo che ha la donna per emergere è degradarsi, è umiliare la propria dignità degradandosi, appunto, a oggetto sessuale per compiacere il maschio, che ancora solo attraverso il proprio corpo una donna ha qualche chance di farsi notare…
Io non avevo capito niente. Sì, d’accordo ero una bambina: ma come avevo potuto non accorgermi di una verità così lampante?? Da quel momento ho aperto gli occhi, da quel momento ho trovato la consapevolezza, ho smascherato l’ipocrisia di una società viscida che ci parla di parità… ma che nell’ombra ci discrimina in maniera peggiore di prima: dal momento che è una discriminazione nascosta e quindi più subdola.
Da quel momento ho fatto la mia scelta tra essere una svampita o una donna consapevole. Indovinate cosa ho scelto??
Per farla breve, da allora con occhio attento e critico ho osservato la società circostante e dolorosamente, sempre più, ho compreso quanto quell’attivista avesse ragione e quanto si dovesse combattere per il nostro diritto ad essere donne in un mondo che sappia, finalmente, imparare il Rispetto. Negli anni sono diventata sempre più schierata ed… esaltata (diciaaaaamoloooo!!!)… al punto che adesso sono fuori controllo… e non posso che peggiorare….!!!!!
Ora sapete la mia “educazione femminista” da dove trae origine! E mi capirete nelle mie posizioni e nelle mie ragioni: è un qualcosa che fa parte del mio dna e della mia anima… come la scrittura; femminismo-scrittura, scrittura-femminismo sono gli elementi che compongono il mio sangue, le mie ossa, la mia coscienza!
Ieri è stata una grande giornata di lotta e di enormi sensazioni. In realtà, sono un po’ avvilita perché non sono potuta arrivare alla fine del corteo, a Piazza Navona, e sono tormentata per questo; perché con me c’era anche mia madre (per chi sa…) e a metà percorso si è sentita stanca ed è voluta tornare a casa (purtroppo, lei non ha il fisico e la costanza per tali contestazioni) e con la morte nel cuore ho dovuto lasciare a metà la sfilata… che con tanto amore e impegno avevo preparato da un mese. Di questo sono piuttosto avvilita: mi sembra di aver fallito, mi sembra di non fare a sufficienza ciò che dovrei, mi sembra che potrei fare molto di più e non lo faccio. Mi sento così inutile e impotente (anche se mia madre dice che non è vero che sono inutile... e non devo essere avvilita). Ci tenevo tanto a concludere il tragitto e invece…

Nonostante il momento di avvilimento, io non mi fermo qui. Io devo fare di più, non posso stare con le mani in mano. Questo che mi sia da monito e da insegnamento a continuare con più ardore e convinzione questa battaglia, questo percorso, questa missione!
E… al corteo dell’8 marzo… ci vado da sola!!!!!!!!!

Più giù, vedrete delle foto che ho scattato ieri a diversi manifesti. Ce n’era uno che purtroppo non ho fotografato ma mi pare calzante con i recenti “tumulti” registrati nel mio blog, recitava così:

“3mate 3mate le streghe son tornate”.


Vorrei ringraziare la mia cara amica Viola: unite nella lotta!!!! E tranquilla, la prossima volta ci organizziamo meglio per fare quello striscione: strappo un lenzuolo dal mio letto!!!!!!!!!





Cito qualche stralcio preso dai volantini che circolavano ieri in piazza:

Da femministe socialiste rivoluzionarie: Unità di genere contro la violenza patriarcale

(…) Le donne sono colpite ogni giorno direttamente: le loro particolari capacità e potenzialità sono misconosciute. Inoltre un vero e proprio femminicidio per mano patriarcale minaccia la vita delle donne e per questo colpisce l’umanità tutta. Milioni di donne cadono vittime della violenza patriarcale: ad essere colpite in primo luogo sono le donne che si ribellano alle norme, le donne che alzano la testa e affermano la propria umanità.
(…) Oggi siamo in piazza per dire no alla violenza patriarcale, in tutte le sue forme. La violenza patriarcale ha radici antiche che si sono saldate con i diversi poteri coercitivi ed oppressivi. Le religioni, gli Stati (anche democratici) e la politica si basano sulla violenza patriarcale, la mutuano e a loro volta alimentano (in forme e modi molto diversi) la sottomissione del genere femminile.
(…) Le “normali” famiglie, i posti di lavoro, i quartieri, le scuole sono tutti luoghi in cui la volgarità maschilista e patriarcale spesso combinata al razzismo attecchisce. Sono le battute, i volgari luoghi comuni, le molestie, fino alle violenze vere e proprie che scorgiamo e fronteggiamo nella vita di ogni giorno. Riconoscere i nemici del genere femminile e quindi dell’umanità tutta è fondamentale per chi, come noi, vuole combatterli e impegnarsi per la liberazione complessiva.
Siamo femministe (…) e vogliamo riprendere in mano il testimone delle donne che coraggiosamente hanno aperto la strada, coloro che sono state protagoniste della lunga rivoluzione femminista che da 150 anni a questa parte ancora continua. Vogliamo riprendere i migliori esempi della nostra Storia per guardare avanti e prospettare un futuro benefico per l’insieme dell’umanità. Non ci bastano i “diritti”, non vogliamo “occupare” le poltrone parlamentari, non cerchiamo protezione negli Stati democratici razzisti e guerrafondai. Vogliamo alimentare il protagonismo delle donne, perché insieme, autorganizzandoci, è possibile alimentare solidarietà e imparare a difenderci anche dalle minacce e dalle violenze. (…)

Da connettiVe, cito quei punti più significativi:

Se non si insegnasse alle donne a subire passivamente la violenza maschile, ma a difendersi, si spezzerebbe il legame di complicità che ci lega ad essa;

Se non ci fossero i clienti, le donne della Nigeria, della Romania, dell’Albania, della Repubblica Ceca, della Russia, dell’Ucraina, della Moldavia, del Brasile, del Marocco, della Repubblica Popolare Cinese non verrebbero picchiate, stuprate, brutalizzate e portate sulle strade come carne in vendita (il numero di donne e bambine vittime di sfruttamento sessuale secondo l’ultimo rapporto Onu sulla popolazione mondiale varia dai 700 mila ai 4 milioni all’anno);

Se si insegnasse alla bambine ad amare il proprio corpo e a coltivare la propria intelligenza, non sarebbero costrette a compiacere la stupidità maschile;

Se si insegnasse alle donne che bisogna stare in guardia dal mito dell’Amore, più di 100 donne ogni anno in Italia non morirebbero per mano dell’uomo che le “ama” (le virgolette le ho aggiunte io…);

Se si insegnasse alle donne che costituiscono il motore portante dell’economia, non sarebbero più una classe sociale sottopagata e sfruttata;

Se si insegnasse alle donne a gridare unite NO! Quando qualcosa (QUALSIASI COSA) non ci sta bene, non ci sarebbero donne: denigrate, depresse, sfruttate, prostituite, stuprate, uccise;

La violenza ci rende mute-cieche-ottuse-pavide;
La violenza che subiamo ogni giorno è assente dai quotidiani ed è censurata dai libri di Storia.
La violenza che subiamo è invisibile e indicibile, ci isola l’una dall’altra pur riguardandoci tutte.
Iniziamo a nominarla!

NOMINIAMO LA NOSTRA FORZA, NOMINIAMO IL NOSTRO CORAGGIO!

NESSUNA COMPLICITA’ CON LA VIOLENZA MASCHILE DENUNCIAMO IL FEMMINICIDIO!

La mattanza:

Durante il corteo i drammatici dati sono stati snocciolati di continuo:
Ogni tre giorni, in Italia, una donna viene uccisa dall’uomo che diceva di amarla: nel 2007 le vittime sono state 126. Il più delle volte l’assassino aveva le chiavi di casa: in 3 casi su 4 era il convivente o il marito. Dati rilevati dagli esperti dell’ospedale milanese Fatebenefratelli: “nel 40% dei casi il carnefice è mosso da forme patologiche di gelosia e disturbi paranoici”.
Nel 2006 le donne uccise hanno rappresentato quasi il 70% dei casi di omicidi domestici.

Autori degli omicidi

Marito 44 casi
Amante/fidanzato/convivente 11 casi
Ex marito 9 casi
Ex amante/fidanzato/convivente 9 casi
Conoscente/vicino 15 casi
Figlio 10 casi
Fratello 3 casi
Padre 4 casi
Cognato 1 caso
Genero 1 caso
Nipote 2 casi
Nonno 1 caso
Cliente 2 casi
Sconosciuto 14 casi

Totale donne ammazzate nel 2007: 126. Mortalità più alta che per malattie incurabili o incidenti stradali.
Prossimamente posto la “lista” delle cadute del 2008, aggiornate a fine ottobre (perché nel frattempo altre stragi in famiglia hanno accresciuto il numero).

Per concludere, con qualcosa che di striscio c’entra con la contestazione di ieri, avendo contestato duramente la ministra Gelmini e la sua scuola, ieri un ragazzetto è morto sotto le macerie della sua scuola: ECCO I VERI PROBLEMI DELLA SCUOLA SU CUI IO BATTO CONTINUAMENTE! Vi state preoccupando del maestro unico e di tagliare i costi della scuola… e le nostre scuole cadono a pezzi e ci uccidono! VERGOGNATEVI! Cadremo sotto le macerie della vostra scuola allo sbando e nemmeno una dichiarazione di circostanza ci farà da requiem…



Le suggestioni della giornata per immagini...














































Altre foto (scattate da fotografi più bravi di me...) le trovate: qui... qui... qui...

sabato 22 novembre 2008

oggi io sono qui...


Potrei aggiungere tante cose... ma la gravità della NOSTRA situazione è tale da far fiorire in me il convincimento - senza l'ombra di alcun dubbio - di dover passare decisamente all'azione, di dover AGIRE.
Eh sì, che la situazione è estremamente drammatica, impossibile continuare a negarlo.
Ai miei recenti detrattori dico: ecco che donna sono. Se non lo fossi... non avrei la faccia per guardarmi allo specchio.

mercoledì 19 novembre 2008

una candela accesa per ogni donna vittima di violenza!

Segnalo ancora un'iniziativa cui prestare attenzione...




Giornata internazionale
contro la violenza sulle donne

Accendi anche tu una candela, mostra la solidarietà e la voglia di cambiare questo percorso!

Copia ed incolla l'intero messaggio e facciamolo girare, oppure crea un nuovo messaggio nel nostro blog ed incollalo direttamente lì!

Facciamolo girare!

Facciamoci sentire!

Accendiamo tante candele ed illuminiamo questa giornata!

La sera tra il 24 ed il 25 novembre, accendi anche tu una candela e mettila vicino alla finestra... per un attimo saremo tutti più vicini!
L'Aquilone Rosa Onlus
www.laquilonerosa.org

martedì 18 novembre 2008

italia ed europa, insieme per combattere la violenza

Nella settimana che culminerà con la Giornata Internazionale contro la violenza maschile sulle donne, non posso non intensificare i miei post sul tema. Pubblico quanto apparso su NoiDonne.org: relativamente alla tavola rotonda che si è tenuta il 24 ottobre a Roma, presso la Casa Internazionale delle donne, con le eurodeputate Angelilli, Locatelli e Gardini.



“È nata l’associazione nazionale che raccoglie i centri anti-violenza di tutta Italia”. 47 al momento i centri, ma se ne aggiungeranno altri 60 nei prossimi due anni. La prerogativa è che i centri aderenti abbiano un’esperienza di almeno cinque anni. Il nome dell’associazione è DIRE, Donne In Rete contro la violenza. L’annuncio è stato fatto da Emanuela Moroli, Presidente di “Differenza Donna” nel corso della tavola rotonda che ha visto dialogare sui temi della violenza le eurodeputate Roberta Angelilli, Pia Locatelli ed Elisabetta Gardini. Hanno portato i loro saluti anche Costanza Fanelli, Presidente della Casa Internazionale delle donne, l’Assessora alle Politiche Sociali del Comune di Roma Sveva Belviso e la Direttrice dell’Ufficio d’Informazione per l’Italia del Parlamento Europeo Clara Albani, che ha moderato il dibattito.“È importante ricordare i dati, che sono impressionanti. In Europa si stima che la violenza sulle donne uccida o lasci lesioni più del cancro e degli incidenti stradali. Una donna su 4 ha subito una violenza nella vita tra i 15 e i 60 anni. Il 90% delle violenze si consumano in ambiente domestico o familiare. In Italia il 30% delle donne ha subito almeno una violenza nella vita, e le donne intervistate non sempre hanno la percezione del fenomeno. Infatti, il 44% di loro ritiene che sia un fatto grave, ma non che sia un reato.” Queste le parole di Roberta Angelilli, che ha anche posto l’attenzione sui COSTI SOCIALI della violenza contro le donne: “I costi sociali della violenza contro le donne sono elevatissimi, 40 euro pro capite per ogni cittadino/a europeo/a. Significa circa 33 miliardi di euro”. L’importante è prevenire, per questo tra le strategie suggerite da Angelilli ci sono l’implementazione della rete di sostegno alle vittime, il coinvolgimento degli uomini e una maggiore rappresentanza politica delle donne. Pia Locatelli, eurodeputata, è anche presidente dell’Internazionale Socialista Donne e vicepresidente dell’Internazionale Socialista; ricopre inoltre numerose cariche a livello internazionale. “Fin da bambina percepivo l’ingiustizia di un trattamento disparato tra maschi e femmine. Ritengo importante far crescere la consapevolezza rispetto ai temi della violenza”. Locatelli ha citato i dati pubblicati dallISTAT
E ha sottolineato come molte donne provino disagio ad ammettere di aver subito violenza “In tutto il mondo le donne subiscono diverse e/o simili forme di violenza. Ma c’è un legame tra arretratezza culturale e violenza. Inoltre, esiste un picco di espressioni di violenza nei momenti di cambiamento, nei momenti in cui l’avanzamento culturale coinvolge le persone e accresce l’emancipazione e la liberazione delle donne. Occorre un lavoro di analisi per ‘capire le ragioni del nemico’” – sostiene Locatelli, che ha aggiunto – “Alcune ONG hanno iniziato questo tipo di lavoro, efficace e prezioso, anche grazie a finanziamenti sostenuti tramite il programma DAPHNE III. Le istituzioni devono continuare a sostenere le ONG. In Italia siamo molto indietro, ci abbiamo messo trent’anni per avere la prima Ministra donna, è necessario contribuire a creare una ‘massa critica’ che sia in grado di capire i messaggi e di sentire quello che viene detto. Inoltre, è una questione di metodo: non si deve solo dire, ma anche fare. Ad esempio, dobbiamo poter misurare i risultati del nostro lavoro, ma come si misura l’aumento di consapevolezza? Se pensiamo alla CEDAW, la Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne del ’79, possiamo osservare che ci sono voluti quasi 20 anni per l’approvazione e la ratifica del protocollo opzionale. Solo metà dei paesi firmatari della CEDAW hanno ratificato poi il protocollo che rappresenta lo step concreto successivo, in quanto prevede azioni a livello legislativo e giuridico. Per fare un altro esempio, pensiamo al Protocollo di Palermo sul crimine organizzato transnazionale: il protocollo è del 2000, in Italia è stato ratificato nel 2006. Insomma, è necessario far sì che i protocolli vengano firmati, e fare azioni di sensibilizzazione e di pressione per ottenere questi obiettivi. Obiettivi che devono essere concreti e verificabili, anche per la gratificazione che viene dall’avere chiaro che il lavoro che fai effettivamente serve”. Locatelli ha anche reso noto che sono confermati gli stanziamenti europei previsti dal programma Daphne III (2007-2013), il Programma per prevenire e combattere la violenza istituito in Consiglio Europeo nell’ambito del Programma generale "Diritti fondamentali e giustizia" e che prevede per il 2009 finanziamenti a progetti per complessivi 2 milioni di euro (importo massimo a progetto: 250.000), fonte: qui.
Parole incisive sono venute anche da Elisabetta Gardini: “La politica deve saper ascoltare. Non è possibile che in tutti i settori, compresi i salotti televisivi, siano sempre gli uomini a parlare. E quanto alle donne che riescono ad affermarsi, se queste donne sono estensioni del potere maschile, poco ci importa. La non rappresentanza è una piaga tutta italiana, che indica il fallimento di una società non competitiva, di una società che non mette a frutto le competenze delle donne e dei giovani.”. Entrando nel merito della violenza, Gardini ha detto “Penso che la percentuale di donne vittime di violenza sia addirittura sottostimata. Pensiamo anche a quel tipo di violenza che ti fa sentire sporca, umiliata: dalle bambine che incontrano l’esibizionista che fa gesti osceni, alle studentesse che si sentono offrire un trenta e lode in cambio di qualcos’altro. Nel nord Europa i dati sono molto diversi, è una questione di cultura e al tempo stesso di consapevolezza.”. Parole durissime per quanto riguarda i media; bisogna agire per andare oltre la “bellezza mercificata, nel senso degenerato dell’estetica contemporanea: alligna anche lì il germe della cultura del finto potere della seduzione, per cui risulta normale lo scambio di favori per fare carriera, o atri sistemi diffusi dalla televisione. Dobbiamo cambiare, sradicare questa cultura diffusa che non è affatto innocua, esigere, come donne, dignità e rispetto nei mass media e nella pubblicità” . Numerosi interventi nel dibattito da parte delle Associazioni presenti, che hanno posto l’attenzione su altre questioni cruciali quali l’informazione, l’informazione di genere, la memoria storica, il dialogo intergenerazionale, i linguaggi e le nuove tecnologie, il rapporto con le donne migranti, i progetti nazionali e internazionali contro la violenza, le pratiche e le metodologie per snidare la violenza e per aiutare le vittime, la formazione delle forze dell’ordine e degli operatori.
(28 ottobre 2008)

mercoledì 12 novembre 2008

un racconto: "pensieri d'un nascituro"

Un mio caro amico ha espresso il desiderio di veder postato un mio raccontino... (intendendolo "corto"... anche se, fin da subito, ha dato per scontato che da me non ci sarebbe mai potuto essere un racconto BREVE!), e pur ammettendo che in parte aveva ragione - dal momento che quello che leggerete di seguito è l'unico CORTO che ho scritto!!!! - a lui questo non glielo dirò mai... sennò mi prende ancora di più in giro sul fatto che scrivo troppo... (anche se, pensandoci bene, non si trova nella posizione per poter fare troppo lo spiritoso... perché io conosco tutti i suoi retroscena e... potrei ricattarlo quando mi pare e piace...!!!!).
Il racconto è datato 2001 e lo scrissi per un concorso.
E lo dedico a questo mio amico... spero sia di tuo gradimento!!! (e cerca di non fare il birbante... sennò ti ricatto!!!!!!).



Sto per nascere.
Sto per nascere, presto aprirò i miei occhi al mondo, presto piangerò di gioia, pianto che sembrerà un mio qualche fastidio o bisogno, agli occhi degli abitanti di fuori, eppure... io solo saprò che sarà un pianto di gioia.
Sento un’emozione sconosciuta trionfare nel mio piccolo cuore al pensiero stranissimo su cui mi concentro da nove mesi: la vita! È grandioso pensare alla vita, questa sconosciuta, sentite il suo sussurro "vi-ta", quanto mi diverte! E adesso che manca poco alla mia nascita, che diletto!, non mi addormento quasi più per l’emozione, e non è solo una mia sensazione: gli abitanti di fuori sono tutti eccitati, ridono, scherzano, fervono in preparativi per il mio arrivo, c’è da morire dal ridere a sentirli, neanche mi conoscono, no, eppure per loro sono così importante.
Sapete, mi sono istruito per nove mesi su come comportarmi là fuori. Mi sono trascinato nei meandri bui della mia condizione di non-vivo, qui dove sono confinato, ma non ho perso tempo, no, sono stato attento a tutto ciò che accadeva fuori, così ho potuto conoscere i pensieri, le emozioni, i sogni, le pene degli abitanti di fuori; il carattere, le manie del mondo, così si chiama quel posto dove presto vivrò.
Ho sentito parlare di aspettative per il futuro, di ottimismo, di amore, di felicità… parole che suscitano in me enorme curiosità.
Eppure in certi discorsi... ho colto parole come odio, infelicità, illusione e gli abitanti di fuori cercavano di dissimulare, di cambiare discorso. Che la vita riservi dell’amaro? Questo mi chiedo, talvolta. E non solo io: anche i miei amici, sì, i bambini abitanti, come me, dei meandri bui del sogno, se lo domandano.
C’interroghiamo sul tutto e sul niente della vita. Io cerco di rassicurarli, ma rimane un alone d’inquietudine nel cuore, nel mio piccolo cuore.
Sapete, nel sentire quel moto d’inquietudine, così dilagante nel mondo lì fuori, avverto una fitta nel profondo, e una terribile domanda s’insinua nella mia piccola insulsa mente: perché dovrò nascere? Cos’è la vita? La vita è la frenetica rincorsa della felicità! Sembro intendere quando origlio i discorsi degli abitanti di fuori. Questo mi fa paura se penso che io ho già qui la felicità. Qui dove mi trovo c’è la felicità, qui dove sono io: immerso nell’amore infinito, immerso in questo fluido dolciastro, che io chiamo la non-vita, perché ci sono, eppure non ci sono ancora!
Qui sento tutto il giorno un dolce solletico, nella testa risuona una sinuosa melodia, che posso sentire solo adesso, un mistero destinato a perdersi lì fuori…
Perderò la protezione che mi avvolge qui, questo mi fa paura, e io neanche conosco la paura, come avrei potuto provarla? Vivo questa misteriosa non-vita sospeso nell’immortalità dell’anima. Sospeso nell’immortalità del tempo.
Non è questa forse la vera felicità? Felicità che gli abitanti di fuori inseguono freneticamente, senza afferrare mai più…
E sento che anch’io sono destinato ad inseguire. Inseguire una felicità impossibile, irripetibile, il nulla.
Credetemi, il nulla!
E se fosse così? Oh, io non voglio nascere in questo caso.
Ma esiste un modo per evitare la mia nascita? Me lo domando con insistenza ormai, perché so che il tempo a mia disposizione sta per scadere, mi sfugge dalle mani.
Quella luce, quel varco che si apre lì in fondo, tra il buio, è il simbolo dell’imminenza.
Sento una forza che mi stringe al cuore, questo mio piccolo cuore.
Potessi piangere. Piangere? Io non so ancora piangere! Oh, povero me, povero me.
L’altro giorno ho sentito gli abitanti di fuori parlare dell’imminenza della mia nascita. Parlavano di un certo luogo… ospedale, mi pare. Ma cos’è questo ospedale? Mi agita questa parola. Ospedale. E sapete, queste emozioni che mi scuotono tutto, hanno persino accresciuto questa sensazione che m’intorpidisce il corpo.
Non trovo quiete in nessuna posizione, mi giro di là, mi giro di qua, niente, non trovo pace. Mi duole la schiena, non so come metterla, provo a muovere le braccia, ma qui dentro è troppo stretto, tento di allungare le gambe, accidenti… non c’è spazio!
Ma ho bisogno di muovermi, sono agitato, terribilmente, profondamente agitato.
Ho bisogno di muovermi, e questo cordone che mi parte dall’ombelico, che fastidio!, non so mai come metterlo, sta sempre tra i piedi.
Quella luce, quel varco lì in fondo, che si apre nel buio, minaccioso e affascinante, è il simbolo dell’imminenza incombente, è nell’aria, quasi, la novità.
La mia nascita.
Sapete, quel varco… potrei compiere un movimento per avvicinarlo, vedrei, finalmente, dove conduce, e ne approfitterei per sgranchirmi un po’.
Accidenti, questo posto è così stretto, è così scomodo muoversi qua dentro, e al buio non sai mai dove metti i piedi.
Ormai sono vicino a quel varco, faticosamente, sì, ma ci sono vicino…
Un momento, che succede? Sento una morsa premermi la faccia, c’è qualcosa che mi tira. Non mi molla. Cerco di divincolarmi. Ma non mi riesce di liberarmi.
Mi sento soffocare, il mio corpo è attanagliato da qualcosa che mi tira.
Non riesco ad aprire gli occhi, questa luce abbagliante mi fa lacrimare.
Che strana sensazione provo, che confusione intorno a me.
Cosa sarà successo? Dove mi trovo?
L’eco di vagiti nella stanza.
Nella sala parto.

sabato 8 novembre 2008

diagnosi preconcepimento: fiocco rosa a rieti!

Analisi prenatale, nata a Rieti la prima bambina






E' nata a Rieti una bimba sana grazie alla diagnosi genetica pre-concepimento: è il primo caso al mondo. Attraverso l'analisi del globulo polare, una struttura che si forma nell'ovocita durante l'ovulazione, un'équipe guidata dal ginecologo Massimo Moscarini dell'ospedale Sant'Andrea di Roma, è riuscita ad evitare che la bambina nascesse con la malattia ereditaria di Charcot-Marie-Tooth. I ricercatori, infatti, analizzando il dna sono riusciti a prevenire la trasmissione da madre a figlia della malattia. La creatura è nata ad ottobre e la Fiom ha comunicato che tra sei mesi ci saranno altre due gravidanze post diagnosi. I medici che hanno elaborato la tecnica parlano di "via italiana" alla dignosi pre-impianto, bandita nel nostro Paese dalla famigerata legge 40.
La bambina è stata concepita con una tecnica di procreazione assistita che dovrebbe mettere "d'accordo" scienza ed etica cattolica. Il procedimento consiste in una "diagnosi genetica pre-concepimento" che consente, appunto, alle coppie portatrici di malattie genetiche o cromosomiche, come la talassemia, di concepire figli sani, in provetta, senza ricorrere alla selezione dell'embrione; l'annuncio è stato dato giovedì al Congresso della Federazione Italiana di Ostetricia e Ginecologia a Roma.
Praticamente, invece di analizzare il dna dell'embrione, l'analisi viene anticipata a prima della fecondazione, ottenendo le stesse informazioni ma senza violare la legge 40 che vieta l'analisi preimpianto degli embrioni per scopi eugenetici. L'analisi viene condotta sull'ovocita materno, prima che sia fecondato dallo spermatozoo del partner. "La diagnosi genetica pre-concepimento seleziona gli ovociti (e non gli embrioni) in cui sia assente l'anomalia genetica materna, in modo da produrre embrioni sani" ha spiegato Donatella Caserta dell'Università La Sapienza.





L'argomento "fecondazione assistita" mi vede molto attenta a sensibile ai suoi svariati problemi. Me ne ero occupata già diversi mesi fa, e mi pare più che giusto parlarne ancora, quanto più possibile. Vorrei fare solo una breve considerazione. Questa nuova tecnica tutta italiana serve ad "aggirare l'ostacolo" della palizzata innalzata dalla criminale legge 40, legge che grida vendetta, ossia consente di poter permettere in anticipo di vedere se il nascituro avrà malattie e così facendo d'intervenire in tempo affinché il pericolo sia scongiurato. Tutto ciò in rispetto della famigerata legge. Questa soluzione è una buona soluzione, innovativa e sensazionale, di grande utilità... ma ciò non ci faccia dimenticare che il problema divieto "diagnosi pre-impianto" esiste tutt'ora in Italia, cosa che obbliga tantissime coppie al "turismo del concepimento" all'estero, laddove tale tecnica sia accettata ed eseguita senza patemi. Questo costringere ai sopracitati viaggi del concepimento, nella speranza di dare alla propria creatura una vita, un futuro senza qualche terribile malattia, è a dir poco criminoso! Noi che abbiamo i mezzi, dovremmo cercare di alleviare quanto più possibile i dolori evitabili... invece di appellarci a tesi moralistiche/etiche logore e polverose. Si fa tanto richiamo al "valore della vita"... e poi s'impedisce a chi vuole un figlio che sia sano da terribili malattie, le quali segnano un'intera esistenza, quando si ha la certezza che sarà malato, di intervenire prima. Spesso mettendo un paletto alla stessa possibilità di averlo, questo figlio.
Rendere la vita migliore non è un delitto, non è un crimine, non è una colpa. Tantomeno una colpa di un genitore.