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"Non si nasce donne: lo si diventa con il tempo e la volontà"

(Simone de Beauvoir)

domenica 30 novembre 2008

world aids day: fermare l'aids è l'imperativo!

Durante la Conferenza di Città del Messico, svoltasi in agosto, utilizzando un modello matematico è stato dimostrato che se si estendesse la cura antiretrovirale dall'attuale 50% dei sieropositivi al 75%, si riuscirebbe a evitare circa il 60% dei probabili contagi previsti per i prossimi 25 anni. Aumentare i programmi di prevenzione per evitare che nuove persone contraggano l'HIV, il virus reponsabile dell'AIDS, e curare chi è già stato infettato ma non ha ancora sviluppato la malattia, sono le due armi principali per evitare che tale infezione si diffonda sempre più, come sta avvenendo in Africa.



Conferenza mondiale Aids, in Africa è emergenza per le donne: sono il 60% dei contagi
La chiamano un'epidemia dimenticata, quella che nell' Africa Subsahariana sta aggredendo soprattutto donne e giovanissime: al punto che le donne sono ormai il 60% delle persone colpite dal virus Hiv. E' stata definita così nella conferenza mondiale sull'Aids tenutasi lo scorso agosto a Città del Messico, nella quale le donne di tutto il mondo sono numerose e sono una presenza decisamente attiva, tanto nel mondo della ricerca che in quello delle associazioni e dell'attivismo.
"È tempo di promuovere la leadership delle donne", ha detto il direttore esecutivo del Fondo per la popolazione delle Nazioni Unite (Unfra), Thoraya Obaid . "Per invertire la progressione della diffusione del virus Hiv - ha aggiunto - dobbiamo mettere fine alle disuguaglianze di genere che alimentano la malattia". In questo congresso nel quale, con una convinzione senza precedenti, la lotta contro l'Aids si sovrappone alle battaglie per i diritti umani, c'è una chiara percezione che il rispetto dei diritti delle donne sia il modo migliore per prevenire nuove infezioni nelle donne e per migliorare la qualità di vita nelle donne colpite dal virus Hiv. "In primo luogo è necessario che le giovani donne imparino a conoscere e a far rispettare i loro diritti", ha osservato Ines Alberdi, direttore esecutivo del Fondo delle Nazioni Unite per le donne (Unifem). "Agire subito" è stata una delle frasi più ricorrenti nel corso della conferenza mondiale ed è già stata pronunciata, anche gridata, molte volte in quei giorni.
I dati sul volto femminile dell'Aids non lasciano spazio a esitazioni o ritardi. Basti pensare che nel mondo le donne sono il 50% delle persone con il virus Hiv e le donne più giovani (fra 15 e 24 anni) corrono un rischio di infezione due volte e mezzo maggiori rispetto a quello che corre un uomo. Nel 2007 15,5 milioni di donne nel mondo viveva con il virus Hiv (nel 2001 erano 14,1 milioni) e la tendenza registrata finora prevede che i casi nelle donne continueranno ad aumentare ovunque. Eppure le ragioni che rendono le donne così fragili davanti al virus sono note: scarsa conoscenza dell'Aids, insufficiente accesso ai servizi di prevenzione, incapacità o impossibilità di praticare sesso sicuro, assenza di metodi di prevenzione femminili.
Il maggior numero dei contagi è tra le donne sposate. Nei Paesi in via di sviluppo sono le donne sposate e monogame le più colpite dal virus Hiv. Secondo il rapporto presentato dall'associazione Population Action International nella conferenza mondiale sull'Aids di Città del Messico, "il matrimonio viene spesso percepito come un fattore di protezione, ma non lo è". Lo testimonia il fatto che anche i Paesi in cui il numero di nuove infezioni si è ridotto, la maggior parte di esse avviene adesso tra le donne sposate e monogame.
In Cambogia la trasmissione avviene in coppie stabili: dove quella da marito a moglie è la principale modalità di trasmissione del virus Hiv, responsabile di due quinti delle nuove infezioni. Il problema, rileva l'indagine, è che "l'uso del condom continua ad essere molto poco diffuso nelle coppie sposate e con i partner fissi", mentre "resta associato alle situazioni di infedeltà o prostituzione".
E un recente studio del programma sull'Aids delle Nazioni Unite (Unaids) ha calcolato che il 90% delle donne sieropositive sono state infettate dal marito. Nei Paesi più poveri le conseguenze di questi comportamenti trasformano il sesso non protetto nel secondo fattore di rischio per la salute delle donne e la quinta causa di morte. Una situazione tanto più grave considerando che, sempre nei Paesi in via di sviluppo, si calcola che nei prossimi dieci anni ben cento milioni di giovani si sposeranno prima di compiere 18 anni. (fonte: il Messaggero)




Clinton: cure a tutti, il più presto possibile

Farmaci anti-Aids per tutti "il più rapidamente possibile": per Bill Clinton la corsa contro il tempo è decisiva per avere ragione dell'epidemia. L'ex presidente degli Stati Uniti lo ha detto durante la conferenza di Città del Messico. Rendere disponibili prevenzione e farmaci in tutti i Paesi entro il 2010 è una promessa, ma "adesso - ha detto il padre della Fondazione Clinton - dobbiamo trovare urgentemente le strategie più efficaci per mantenerla. La ricerca è una priorità e va finanziata, ma da sola non basta". Parallelamente, ha aggiunto, vanno ricostruiti i sistemi sanitari, rivisti i sistemi di assicurazioni sulla salute e i costi. "Finora, grazie all'impegno della Fondazione Clinton, della Fondazione Bill e Melinda Gates e del Fondo Globale contro turbercolosi, Aids e malaria siamo riusciti a portare i farmaci a tre milioni di persone nei Paesi in via di sviluppo", ha proseguito l'ex presidente, ma le nuove infezioni continuano ad aumentare ovunque. "I nuovi casi sono 50 volte più numerosi nei Paesi in via di sviluppo che nel Nord del mondo", ma anche i Paesi industrializzati devono affrontare nuove sfide. Una di queste, ha aggiunto, "é il riemergere delle infezioni da Hiv negli Stati Uniti". Per Clinton è chiaro che nel Nord come nel Sud del mondo si devono mettere in atto tutti i diversi approcci disponibili per garantire la prevenzione e, parallelamente, vanno riorganizzati i sistemi sanitari.


Malay, a 11 anni diventata vittima di guerra e dell'HIV

Aveva 11 anni quando i suoi genitori vennero uccisi da truppe ribelli in Liberia e lei venne catturata, violentata e costretta a uccidere e punire gli altri prigionieri. Oggi Malay ha 18 anni e racconta un incubo al quale si è aggiunto quello dell'Aids e che tormenta, con lei, migliaia di adolescenti in Africa. Nella conferenza mondiale sull'Aids di Città del Messico il tema dei bambini vittime di Hiv, guerra e povertà si perde quasi sotto la pressione di dover rispettare l'impegno di portare le cure a tutti entro il 2010. Quello dei bambini, però, è un dramma nel dramma, tanto che dei circa due milioni di bambini colpiti dal virus o rimasti orfani a causa di esso, moltissimi pensano al suicidio. Soprattutto in realtà come quella cui è costretta Malay. Finita la guerra e completamente sola al mondo, oggi riesce a pagarsi cibo e casa prostituendosi e, combattendo ogni momento contro lo stigma, cerca di studiare. "I soldati ribelli che mi avevano catturato mi volevano tutti come loro moglie, ci spostavamo da un luogo all'altro e dopo ogni attacco dovevamo bruciare e seppellire i corpi. Mi drogavano perché io continuassi a ubbidire", racconta la ragazza in una testimonianza raccolta dall'associazione Plan. Quando, dopo 13 mesi, Malay cadde nelle mani delle truppe governative la situazione non migliorò: "Sono stata costretta a vivere con loro, usata come divertimento per il sesso e a lavorare per loro lavando e cucinando". Finalmente è arrivata la libertà, ma l'incubo non è ancora finito. (fonte: Ansa)




C'è chi sostiene che per risolvere il problema dell'AIDS basterebbe astenersi da qualsiasi attività sessuale. Chi lo sostiene non so se lo faccia per ingenuità o, peggio ancora, perché è convinto DAVVERO che questa sia la soluzione più efficace, la soluzione per debellare il problema. Se fosse così, beh, sarebbe veramente triste...
Chi sostiene questa "teoria" forse non si rende conto che astensione o meno dal sesso... non cambia il fatto che la malattia continuerebbe ad ESISTERE e, di certo, non facendo l'amore non finirebbe per sparire spontaneamente! Ma continuerebbe a flagellare tantissime persone. Il punto è che, oscurantisti a parte, aggirare l'ostacolo andandosi ad appellare ad improbabili alibi o scuse è INUTILE: il problema rimane! Non cambia di forma o espressione solo perché lo mettiamo in un modo che dovrebbe essere più tollerabile ai nostri occhi! E, ripeto, non è il non fare sesso che fa sparire "magicamente" il virus e la malattia, mi auguro almeno che questo concetto sia chiaro...
L'unica soluzione è il sesso sicuro. Adoperare il preservativo. Essere informati. INFORMATE, soprattutto. E poter accedere alle cure, essere tutelati, assistiti, ecc. Non emarginare le persone sieropositive, ciò è un crimine.
Basta appellarsi a "moralità", a dettami, a lezioni logore: solo il preservativo è la soluzione per evitare il contaggio. Punto. E se questo è motivo d'offesa per qualcuno... Guardateli bene i volti offesi dei malati... delle malate africane... dei loro bambini che sono contagiati già nel grembo materno... proprio laddove dovrebbe esserci il luogo più sicuro del mondo. Guardate il flagello che flagella senza pietà poveri innocenti. E se la parola "preservativo" vi offende... fate in modo di smaltire l'offesa al riparo delle vostre stanze sicure, contemplando il silenzio. Lì fuori ci sono persone e creature che soffrono e muoiono.
L'unica cosa che ci può tutelare è un'accurata conoscenza dell'educazione sessuale, dei rischi e quindi una oculata scelta del sesso sicuro come arma e corazza per non incorrere nella malattia in esame.
Preservativo. Usate il cervello prima di usare il...

13 commenti:

Pupottina ha detto...

bello il motto finale!
tristissima la storia di Malay!

comunque
^_______________^

buon inizio settimana e mese

p.s. scusa il ritardo su tutto... devo ancora leggere la tua mail...
internet mi ha abbandonata er fortuna soltanto nel weekend
ciao

katiu ha detto...

Oggi per me è una giornata importante: la lotta all'Aids l'ho sempre combattuta in prima linea, consigliando l'uso del preservativo!

E' nato tutto ormai 15 anni fa, quando prima di uscire col mio primo "morosino" mia madre mi regalò un preservativo, consigliandomi, in caso di necessità, di USARLO!

Come dire di no ora a questa battaglia?

xina ha detto...

Ciao,
io ricordo che quando ero "piccola" (ora ho 30anni) si parlava molto più spesso di AIDS.
Io son cresciuta sentendo cantare Lorenzo "QUI LO DICO E QUI LO SCRIVO SE NON CONOSCO A FONDO METTO SU IL PRESERVATIVO", son cresciuta con i miei che dicevano "ai miei tempi mal che andava rimanevi incinta, adesso rischi di morire", son cresciuta con la pubblicità: E QUESTO DI CHI E'? MIO...MIO...MIO, sono cresciuta leggendo come molte il CIOE' o TUTTO, dove una volta sì e una no si parlava di aids o di iniziative della LILA, son cresciuta con RADIOTHON....insomma son cresciuta sentendo parlare di questa malattia ed ho trovato naturale al primo rapporto chiedere e pretendere il preservativo e riscontrare dall'altra parte la stessa intenzione.
Oggi? Si parla di aids oggi, giornata mondiale della lotta, ma domani, dopodomani, tra un mese? non se ne parla più! Secondo me i giovani di oggi sottovalutano il rischio del contagio, ma non (solo)perchè son giovani e "imbecilli", ma perchè manca tutta quella campagna di informazione/prevenzione che ai nostri tempi c'era, seppure fosse un argomento tabu' (i miei sono un po' bigotti!).

luce ha detto...

Concordo pienamente con te l'informazione è alla base della prevenzione, quindi prima di parlare di sesso parliamo di preservativo.

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Aids, una piaga che troppo in fretta non si è più considerata pericolosa solo perchè i media se ne sono disinteressati.

Io credo che ci dovrebbe essere un cambio di mentalità. Tutti i ragazzi dovrebbero cmq avere con sè il preservativo senza che magari abbiano il timore che una ragazza vedendoli "pronti" perchè lo avevano già con loro, pensi che si erano già prefiguarati di...

Dall'altra forse anche le donne potrebbero "premunirsi" contro la stupidità di molti ragazzi che non ci pensano.

Però questo dovrebbe comportare un cambio di mentalità da parte dei maschietti che penserebbero (quelli che uomini non sono) che colei che lo aveva con sè sicuramente è una che lo farà con molti spesso e magari ogni sera con uno diverso.

A parte che saranno fatti suoi, e che se anche fosse così cosa si lamenta visto che è lui quella sera il prescelto, questa "opinione" dovrebbe essere spazzata via dal concetto che i preservativi si devono portare dietro se esiste la possibilità anche remota di un incontro che... non si sa mai.....:-)))

Lo so utopia forse, ma una campagna seria che puntasse in tale direzione forse servirebbe a qualcosa.

Rosa ha detto...

I malati denunciano: "Ci sentiamo non protetti dalle istituzioni che dovrebbero proteggerci, non garantiti dalle leggi che dovrebbero farci vivere dignitosamente, come tutti. Oggi dell’Aids non si parla più. Dopo il gran rumore mediatico fatto attorno alla sua minaccia di morte e dolore, notiamo che oggi dell’Aids si preferisce tacere. Ci chiediamo perché non si facciano ancora campagne di prevenzione e informazione adeguate sull’Aids. Eppure questa malattia è tutt’altro che svanita, anzi sta investendo sempre più tutti, persone che si ritengono immuni e sono infettate da tempo e non lo sanno. Giovani, eterosessuali, donne e uomini sposati, con un tenore di vita considerato comune e sano".Fonte: unimondo.org

Domanda: Perchè se ne parla solo oggi?
Giustamente xina, si chiede:...e domani, dopodomani, tra un mese? Non se ne parlerà più?
Beh, allora...

l'incarcerato ha detto...

Io ogni tanto ne parlo, è un problema molto preoccupante. Senbra che l'aids non c'è più, e c'è ancora tanta gente che non sa come si trasmette.

Ma perchè le pubblicità sui profilattici non la fanno più?
Spero che la Chiesa non c'entri nulla!

stella ha detto...

Sempre avanti con le tue battaglie...!

pansy ha detto...

Hai scritto un post su un tema che mi tocca molto.
La storia di Malay è molto triste e purtroppo è la realtà.

Si all' uso del preservativo, NO all' ignoranza!!

calendula / trattalia ha detto...

quoto xina, anche io mi avvicino pericolosamente ai 30 e ricordo che quando ero alle scuole medie si parlava costantemente di aids, si parlava di preservativi, di contagio, ieri al tg regionale hanno detto che in Sardegna nell'ultimo anno cè stato un perciloso e insapettato aumento dei sieropositivi, e se prima ad ammalarsi in percentuale erano di più gli omosessuali, ora sono di più gli etero e non per uso di droghe e scambi di siringhe, ma proprio per comportamente sessuali, poco responsabili.
Un bacio tesoro scusa se non ti ho mandato l'email, ma sono super incasinata!!

Clelia ha detto...

sfortunatamente l'imperativo esiste ma nessuno lo segue con la dovuta attenzione! Bisognerebbe che le istituzioni facessero più campagne promozionali soprattutto per i ragzzini che di "cervello" ne hanno poco ma usano molto l'...ello.

Clelia a Londra

Silvia ha detto...

Perché adesso non si parla più di aids o non si fanno spot sul buon uso del preservativo??? Primo perché siamo una società bigotta del "finché non mi tocca personalmente me ne disinteresso e non voglio saperne nulla" e poi perché siamo la società della "Giornata mondiale del..." ossia che un giorno (quando si celebra il dato problema) ne parliamo tutti, tutti solidali... e poi il giorno successivo chi s'è visto s'è visto... ce ne dimentichiamo per un anno intero...

Ecco perché di questi problemi non ne parliamo più dopo un mese. Ricordo bene anch'io lo spot sul preservativo e effettivamente, anche se ero molto piccola, è vero che una quindicina di anni fa l'aids era affrontata di più e con più attenzione. Ma passando gli anni, invece di evolverci stiamo regredendo e una certa ipocrisia ha preso piede sempre più...

ecco spiegato perché probabilmente non vedremo mai più una sola pubblicità che sensibilizzi sull'aids o che addirittura inneggi all'uso del condom...

Stella ha detto...

La storia di Malay è tristissima....spero che un giorno si arrivi a fermare l'AIDS.

Buona serata