CLICK HERE FOR BLOGGER TEMPLATES AND MYSPACE LAYOUTS »
"Non si nasce donne: lo si diventa con il tempo e la volontà"

(Simone de Beauvoir)

mercoledì 12 novembre 2008

un racconto: "pensieri d'un nascituro"

Un mio caro amico ha espresso il desiderio di veder postato un mio raccontino... (intendendolo "corto"... anche se, fin da subito, ha dato per scontato che da me non ci sarebbe mai potuto essere un racconto BREVE!), e pur ammettendo che in parte aveva ragione - dal momento che quello che leggerete di seguito è l'unico CORTO che ho scritto!!!! - a lui questo non glielo dirò mai... sennò mi prende ancora di più in giro sul fatto che scrivo troppo... (anche se, pensandoci bene, non si trova nella posizione per poter fare troppo lo spiritoso... perché io conosco tutti i suoi retroscena e... potrei ricattarlo quando mi pare e piace...!!!!).
Il racconto è datato 2001 e lo scrissi per un concorso.
E lo dedico a questo mio amico... spero sia di tuo gradimento!!! (e cerca di non fare il birbante... sennò ti ricatto!!!!!!).



Sto per nascere.
Sto per nascere, presto aprirò i miei occhi al mondo, presto piangerò di gioia, pianto che sembrerà un mio qualche fastidio o bisogno, agli occhi degli abitanti di fuori, eppure... io solo saprò che sarà un pianto di gioia.
Sento un’emozione sconosciuta trionfare nel mio piccolo cuore al pensiero stranissimo su cui mi concentro da nove mesi: la vita! È grandioso pensare alla vita, questa sconosciuta, sentite il suo sussurro "vi-ta", quanto mi diverte! E adesso che manca poco alla mia nascita, che diletto!, non mi addormento quasi più per l’emozione, e non è solo una mia sensazione: gli abitanti di fuori sono tutti eccitati, ridono, scherzano, fervono in preparativi per il mio arrivo, c’è da morire dal ridere a sentirli, neanche mi conoscono, no, eppure per loro sono così importante.
Sapete, mi sono istruito per nove mesi su come comportarmi là fuori. Mi sono trascinato nei meandri bui della mia condizione di non-vivo, qui dove sono confinato, ma non ho perso tempo, no, sono stato attento a tutto ciò che accadeva fuori, così ho potuto conoscere i pensieri, le emozioni, i sogni, le pene degli abitanti di fuori; il carattere, le manie del mondo, così si chiama quel posto dove presto vivrò.
Ho sentito parlare di aspettative per il futuro, di ottimismo, di amore, di felicità… parole che suscitano in me enorme curiosità.
Eppure in certi discorsi... ho colto parole come odio, infelicità, illusione e gli abitanti di fuori cercavano di dissimulare, di cambiare discorso. Che la vita riservi dell’amaro? Questo mi chiedo, talvolta. E non solo io: anche i miei amici, sì, i bambini abitanti, come me, dei meandri bui del sogno, se lo domandano.
C’interroghiamo sul tutto e sul niente della vita. Io cerco di rassicurarli, ma rimane un alone d’inquietudine nel cuore, nel mio piccolo cuore.
Sapete, nel sentire quel moto d’inquietudine, così dilagante nel mondo lì fuori, avverto una fitta nel profondo, e una terribile domanda s’insinua nella mia piccola insulsa mente: perché dovrò nascere? Cos’è la vita? La vita è la frenetica rincorsa della felicità! Sembro intendere quando origlio i discorsi degli abitanti di fuori. Questo mi fa paura se penso che io ho già qui la felicità. Qui dove mi trovo c’è la felicità, qui dove sono io: immerso nell’amore infinito, immerso in questo fluido dolciastro, che io chiamo la non-vita, perché ci sono, eppure non ci sono ancora!
Qui sento tutto il giorno un dolce solletico, nella testa risuona una sinuosa melodia, che posso sentire solo adesso, un mistero destinato a perdersi lì fuori…
Perderò la protezione che mi avvolge qui, questo mi fa paura, e io neanche conosco la paura, come avrei potuto provarla? Vivo questa misteriosa non-vita sospeso nell’immortalità dell’anima. Sospeso nell’immortalità del tempo.
Non è questa forse la vera felicità? Felicità che gli abitanti di fuori inseguono freneticamente, senza afferrare mai più…
E sento che anch’io sono destinato ad inseguire. Inseguire una felicità impossibile, irripetibile, il nulla.
Credetemi, il nulla!
E se fosse così? Oh, io non voglio nascere in questo caso.
Ma esiste un modo per evitare la mia nascita? Me lo domando con insistenza ormai, perché so che il tempo a mia disposizione sta per scadere, mi sfugge dalle mani.
Quella luce, quel varco che si apre lì in fondo, tra il buio, è il simbolo dell’imminenza.
Sento una forza che mi stringe al cuore, questo mio piccolo cuore.
Potessi piangere. Piangere? Io non so ancora piangere! Oh, povero me, povero me.
L’altro giorno ho sentito gli abitanti di fuori parlare dell’imminenza della mia nascita. Parlavano di un certo luogo… ospedale, mi pare. Ma cos’è questo ospedale? Mi agita questa parola. Ospedale. E sapete, queste emozioni che mi scuotono tutto, hanno persino accresciuto questa sensazione che m’intorpidisce il corpo.
Non trovo quiete in nessuna posizione, mi giro di là, mi giro di qua, niente, non trovo pace. Mi duole la schiena, non so come metterla, provo a muovere le braccia, ma qui dentro è troppo stretto, tento di allungare le gambe, accidenti… non c’è spazio!
Ma ho bisogno di muovermi, sono agitato, terribilmente, profondamente agitato.
Ho bisogno di muovermi, e questo cordone che mi parte dall’ombelico, che fastidio!, non so mai come metterlo, sta sempre tra i piedi.
Quella luce, quel varco lì in fondo, che si apre nel buio, minaccioso e affascinante, è il simbolo dell’imminenza incombente, è nell’aria, quasi, la novità.
La mia nascita.
Sapete, quel varco… potrei compiere un movimento per avvicinarlo, vedrei, finalmente, dove conduce, e ne approfitterei per sgranchirmi un po’.
Accidenti, questo posto è così stretto, è così scomodo muoversi qua dentro, e al buio non sai mai dove metti i piedi.
Ormai sono vicino a quel varco, faticosamente, sì, ma ci sono vicino…
Un momento, che succede? Sento una morsa premermi la faccia, c’è qualcosa che mi tira. Non mi molla. Cerco di divincolarmi. Ma non mi riesce di liberarmi.
Mi sento soffocare, il mio corpo è attanagliato da qualcosa che mi tira.
Non riesco ad aprire gli occhi, questa luce abbagliante mi fa lacrimare.
Che strana sensazione provo, che confusione intorno a me.
Cosa sarà successo? Dove mi trovo?
L’eco di vagiti nella stanza.
Nella sala parto.

16 commenti:

AndreA ha detto...

Molto carino, complimenti!

...anche per la brevità!!! :-DDD

Un abbraccio, a presto! ;-)

Pupottina ha detto...

che carino questo racconto... pieno di dolcezza e normali paure...

non sa quello che lo aspetta...

Pupottina ha detto...

grazie per aver dato il tuo contributo (il tuo consiglio) ieri a TDF - lo ha molto apprezzato) oggi invece c'è la posta dei consigli ed un'altra amica in cerca di aiuto.... Buon giovedì

l'incarcerato ha detto...

Un racconto molto carino!
Ha tutti questi pensieri prima di venire al mondo.

Sarà una di quelle creature che sono troppo avanti, e non verrà mai capito!Forse dopo la non-vita! Come alcuni grandi personaggi!

Un abbraccio Silvietta!

xina ha detto...

Io mi sono commossa.....(sono una dalle lacrime facili io!)....boh, forse pensando che il mio bimbo possa aver pensato tutte queste cose prima di nascere....

SCHIAVI O LIBERI? ha detto...

Io non ricordo cosa provavo naturaolmente, ma a volte mi rendo conto che forse quello era il posto migliore dove rimanere.
post molto dolce.
Un abbraccio.

calendula / trattalia ha detto...

il racconto mi è piaciuto molto, lo stile anche. BRAVA

Silvia ha detto...

Grazie a tutti per i complimenti: mi fate arrossire!!!

;-)

***

incarcerato caro, sì, magari è una di quelle creature che sta "troppo avanti" per i suoi tempi... sai, benché si esprima al maschile, ecco il retroscena: lei è una bambina!!!! Ecco spiegato perché è già così illuminata per la sua "età"....

Sarà un grande personaggio, una grande donna...

;-)

***

Xina, sono commossa che ti abbia commossa al pensiero che questi possano essere stati i pensieri del tuo bimbo... io credo che qualcosina di verò c'è....

:-)

Luana ha detto...

ma che carino Silvia :), che fantasia hai, provare a esprimere le sensazioni di un nascituro, geniale e delicato allo stesso tempo. Complimentozzi ;))
Buona serata

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Quoto L'Incarcerato.

Brava hai avuto molta fantasia e dolcezza scrivendo questo racconto.

Gatta bastarda ha detto...

ha fatto bene il tuo amico a chiedere di metterla nel blog... è un racconto molto bello! brava!

Pupottina ha detto...

grazie per il tuo prezioso contributo offerto alla mia amica... l'opinione di altre donne è sempre un chiarimento in più.
^__________^
ciao e buon weekend

Federica ha detto...

un premio un premio un premio da me!!

fabio r. ha detto...

carino. Brava!

stella ha detto...

Vai da angela(tra i miei link)

Alfa ha detto...

Farò l'ennesimo tentativo di lasciare un commento, magari ci riesco...

Il racconto mi è piaciuto molto, non solo per lo stile, ma anche per l'originalità del punto di vista.

Da apprezzare anche per la brevità...
;)