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"Non si nasce donne: lo si diventa con il tempo e la volontà"

(Simone de Beauvoir)

martedì 18 marzo 2008

rifiutare un gesto di pietà non è reato?

Che cos'è la Pietà?
Che valore assume questa parola?
Quando si può parlare di Pietà? Ricorrere alla Pietà? Nascondersi nell'accoglienza sicura e morbida del suo significato?
Quando è giusto parlare di Pietà?
... E soprattutto, chi ha il diritto di innalzarsi a giudice e definire quando sia giusto/accettabile/giustificabile concedere la Pietà e quando, invece, non lo è affatto?
Mi pare che in molti, in troppi si arrogano tale diritto di giudizio. Ed è ammirevole constatare che nella maggioranza dei casi non sanno, non vedono, non capiscono niente in merito a ciò che pretendono di giudicare.
Questa notizia sconvolge, scuote, fa male ed è necessaria al contempo: il tribunale di Digione ha respinto la richiesta di eutanasia di Chantal Sebire, 52 anni, che soffre di un tumore rarissimo e incurabile che le ha sfigurato il volto e le causa dolori e sofferenze indicibili. Ex insegnante, la donna - madre di tre figli - aveva chiesto in via eccezionale alla giustizia l'opportunità di autorizzare un medico a somministrarle un "veleno letale" per mettere fine alle sue sofferenze. Ma la dolce morte non è prevista dalla legge Leonetti del 2005. Tale normativa impedisce "l'accanimento terapeitico"e dà diritto a "lasciar morire" ma non legalizza affatto l'eutanasia.
La richiesta di Chantal è giusta/sbagliata? Beh, nessuno di noi è in grado di dare un giudizio esatto e unanimamente accettabile... Ma non ho inserito nel post la foto di Chantal per rispetto, anche se penso che le cose dure da digerire, scioccanti - per quanto sia possibile naturalmente -andrebbero mostrate per far capire alla cosidetta "opinione pubblica" che cos'è la realtà vera, la sofferenza a dispetto delle nostre facili chiacchiere e convinzioni puramente astratte foderate di bambagia. Perchè nessuno, nessuno di noi se non direttamente, personalmente coinvolto in un dato problema ha diritto di giudicare e puntare il dito. Nessuno!
Ebbene, io questa foto non l'ho mostrata, ma è qualcosa che trascende la sensibilità umana: talmente dura, insostenibile e crudele... crudele pensare che possano esistere malattie tanto atroci, crudele pensare che possa venire negato un gesto di Pietà a chi soffre in questo modo. La malattia di Chantal si chiama "estensioneuroblastoma" e ne è affetta dal 2002, una malattia mostruosa e basterebbe già solo questo per usare rispetto a questa donna che chiede l'estremo aiuto, l'aiuto più importante e che le viene negato! Negato da un sistema ipocrita! Pietà sarebbe permetterle quella puntura di "Penthotal" che Chantal ha richiesto per sè.
Ora Chantal ha in mente di andare in Svizzera, in Olanda o Belgio dove l'eutanasia è consentita per legge.
Certo, il caso è molto spinoso: Sarkozy ha dichiarato di essere disposto a far valutare la cosa ad una commissione di esperti universitari (esperti di che cosa, esattamente? Esperti di Pietà? La Pietà è un corso di laurea??), mentre il premier Fillon e il minsitro della Giustizia si dichiarano contrari "perchè non è permesso porre fine volontariamente alla vita di qualcuno".
Forse qui sfugge il problema, il punto focale: non conta quello che penso io, quello che pensa Sarkozy e i suoi ministri o ciò che pensa qualsiasi persona. Qui conta (come unico problema fondamentale) solo il fatto che questa donna, e con lei centinaia di migliaia di individui al mondo, sta soffrendo in maniera indicibile, e come sofferente MERITA rispetto, rispetto anzitutto per la sua dignità. E per quanto si possa dare varie ed eventuali interpretazioni del significato di "dignità" credo che ognuno possa riconoscere con certezza la propria, di dignità. E negare l'aiuto a Chantal vuol dire prendere a calci la sua dignità, per quello che lei ritiene essere e significare!
Tanto si dibatte sul tema dell'eutanasia: se sia giusto o meno applicarla, dal momento che effettivamente nessuno ha diritto di togliere la vita a qualcun'altro. Io posso avere una precisa opinione in merito, ma come ho già detto, non è la mia opinione che conta... ma soltanto quella della parte in causa; perciò solo Chantal - che conosce le sue ragioni e ne ha il sacrosanto diritto, accidenti! - ha diritto di parlare. E' un tema complesso, il caso di Welby è ancora ben saldo nella memoria di tutti noi... si può davvero giudicare la sua scelta? Eh sì, perchè parliamo proprio di questo: la sua scelta. Una scelta ragionata, una scelta cui si è giunti senza costrizione ma frutto di una volontà. Una scelta dettata da chi - lui soltanto - sapeva bene il problema e poteva giudicare al meglio. La sua scelta, semplicemente. E qualcuno di noi ha diritto di fare obiezione su tale scelta?
Ebbene, io rivendico il diritto per ognuno di poter decidere liberamente e che non si deve giudicare questa scelta. Se queste persone malate, sofferenti maturano questa consapevolezza, maturano la volontà di porre termine al loro male è più che mai giusto RISPETTARE le loro ragioni, la loro volontà. Io rivendico il diritto di lasciar decidere a coloro che sono i soli a poterlo fare. Tutto qui. Non sto a dibattere se sia giusta o meno l'eutanasia (non ho la presunzione di poter giudicare una cosa simile), ma chi ne fa espressa richiesta (frutto della propria volontà) andrebbe ascoltato, aiutato e non rifiutato. Perchè il giudice, una volta emessa la sentenza se ne va a casa, il malato rimane abbandonato con il suo male.
Riflettiamo tutti attentamente su cosa significhi la parola Pietà: potrebbe avere un senso diametralmente opposto a ciò che abbiamo creduto finora. Grazie.

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